Milano, 12 gennaio 2017 -

LETTERA

CARO DIRETTORE, conati di vomito. Sono quelli che mi colgono nel leggere che attori e cantanti celebri rifiutano di partecipare alla cerimonia per l’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Tra i motivi, xenofobia e razzismo e il timore di perdere la simpatia dei propri fan. Devo pizzicarmi per capire se sogno oppur son desto nel sentire cose che mi procurano i brividi, come simili gesta ferocemente discriminatorie. 
Giovanni Bertei, La Spezia

RISPOSTA

 A MIO AVVISO, è sempre bene esprimere contrarietà e dissenso moderando i toni. Detto questo, lei ha ragione a evidenziare le numerose manifestazioni di dissenso nei confronti di Trump sia in America che in Italia. Le trovo singolari. È il bello della democrazia: chi vince governa e chi ha sostenuto il candidato perdente ha diritto di non essere contento e di esprimerlo. La storia emetterà il suo verdetto anche su Trump, vedremo a tempo debito se avrà guidato bene o male il suo Paese. Noi pretendiamo giustamente che si guardi all’Italia senza pregiudizi: pizza-mafia-mandolino ci risultano insopportabili. Mi lasci dire, per cortesia, che capelli-abbronzatura-bellamoglie sono parimenti sciocchezze. Gli Stati Uniti dovranno affrontare nei prossimi anni sfide dure. Un quinquennio prospero servirebbe all’intero mondo occidentale: la Cina incalza, la Russia preme, l’Africa si espande e l’Europa arranca. Il presidente eletto dovrà occuparsi di ben altro che non del parrucchiere. E su quei fronti andrà misurato il suo lavoro. sandro.neri@ilgiorno.net