Milano, 26 settembre 2017 -

DOMANDA:

Caro direttore, curioso che il primo asilo d’Italia dotato effettivamente di videocamere di sorveglianza sia in un paese tutto sommato piccolo, Sant’Angelo di Lomellina, in provincia di Pavia. Una realtà abitata da sole 885 persone. Dove tutti si conoscono. Eppure sindaco e assessori hanno scelto di rafforzare in questo modo la sicurezza dei bambini. Tra l’altro a loro spese. A me pare una misura eccessiva. Lei che cosa ne pensa? Angela, Lodi

RISPOSTA:

Considerato il numero di episodi finiti, nel tempo, sotto la lente degli inquirenti e della cronaca, che un asilo si doti di telecamere interne a tutela della sicurezza dei bambini mi sembra una buona notizia. Sono d’accordo con i promotori dell’iniziativa: prevenire è sempre meglio che curare. Senza alcun pregiudizio nei confronti degli operatori che, con competenza, regolarità e trasparenza, lavorano nella struttura di Sant’Angelo Lomellina. Il fatto che il paese sia un piccolo centro non mi pare debba diventare oggetto di particolari riflessioni. Particolare, invece, è il fatto che i costi dell’installazione dell’impianto siano coperti da sindaco, assessori e consiglieri comunali, che hanno deciso di «autotassarsi» per aggirare le lentezze della burocrazia e di un testo di legge ancora fermo. Salva anche la tutela degli operatori: le immagini filmate potranno essere visualizzate solo dall’autorità giudiziaria. sandro.neri@ilgiorno.net