Milano, 7 ottobre 2017 -

LETTERA

Caro direttore, non riesco a capire come è possibile emettere una sentenza di condanna a soli 16 o 18 anni (sono i casi di questi ultimi tempi) per omicidi senza scusanti, mentre altri tipi di delitti in passato hanno avuto 30 anni, se non l’ergastolo. Perché esistono queste differenze? Dipende dal giudice e dall’avvocato difensore? Marilena D., via mail

RISPOSTA

Cara Marilena, se la sua domanda non fosse retorica, potrei risponderle in modo freddo, quasi algido: non dipende dal giudice ma dalla legge che lo prevede. E se la premeditazione non è dimostrata, se i reati sono commessi in continuazione l’uno con l’altro, se si utilizzano i riti alternativi che prevedono sconti, allora i magistrati applicano alcuni sconti ed emettono questi verdetti. Ma la sua domanda è, appunto, giustamente retorica, perché in sé contiene anche la risposta: «Non è giusto», sembra gridarci. «Non si può andare avanti così». E allora le dico che il suo è un sentire in realtà molto comune. E che il compito del legislatore sarebbe adeguarsi, con discernimento e senza eccessi, al comune sentire. Quindi se vogliamo norme più severe - o semplicemente sentenze più giuste - non abbiamo che da chiederle a chi le leggi le scrive e le approva. Meno leggi, più semplici, più chiare, che non permettano sotterfugi e che non consentano di sfuggire alle proprie responsabilità. sandro.neri@ilgiorno.ne