Renzi e Berlusconi – con la grata complicità di Grillo e Salvini – hanno studiato un sistema elettorale (“tedesco”) fatto per consentire la Grande Coalizione tra i loro due partiti. Ammesso che chi scrive abbia capito questo sistema, raccontarlo nei dettagli procurerebbe al lettore una forte emicrania. Andiamo perciò alla sostanza. La combinazione tra eletti in un collegio (metà) ed eletti nella quota proporzionale (metà) e soprattutto la soglia di sbarramento al 5 per cento, lascerebbe prevedibilmente in Parlamento soltanto quattro partiti: Pd, M5S, Forza Italia, Lega Nord. Le spoglie dei partiti minori verrebbero divise tra i maggiori assicurando a Renzi e Berlusconi una maggioranza parlamentare che altrimenti difficilmente conquisterebbero con la semplice somma dei voti accreditati dai sondaggi ai loro partiti.

La gratitudine di Grillo e Salvini sta nel bottino di seggi accreditati ad entrambi i partiti (più di 200 al primo, più di 90 al secondo) facendone un fortissimo nucleo di opposizione, sempre che decidano di non allearsi tra loro perché in questo caso la Coalizione Populista potrebbe competere seriamente con quella di Pd e Forza Italia e perfino batterla. Naturalmente i partiti più piccoli non ci stanno. Fratelli d’Italia è a un passo dal 5 per cento nei sondaggi, mentre Alternativa Popolare (Alfano) e Movimento democratico e progressista (Bersani) sarebbero nettamente fuori, per non parlare di Pisapia, Sinistra Italiana e di tutto il resto. Si dice che Bersani non sarebbe scontento del sistema tedesco perché costringerebbe finalmente la Sinistra estranea al Pd a coalizzarsi rinunciando alla sua storica litigiosità. Il dramma più grosso lo vive il partito di Alfano. In parlamento la nuova legge passerebbe grazie alla convergenza tra Pd e opposizione. I Popolari sono in maggioranza e non potrebbero far finta di niente. Hanno perciò annunciato che dovrebbero aprire immediatamente la crisi di governo, se non si andasse alla scadenza naturale della legislatura. La loro richiesta è di limitare lo sbarramento al 3 per cento. Né Renzi, né Berlusconi sono disposti a concederlo perché darebbero a un partito minore la ‘golden share’ della prossima maggioranza, sentendosi sempre sotto schiaffo. Quello che accadeva nella Prima Repubblica quando uno starnuto del repubblicano Spadolini o del liberale Altissimo faceva vibrare tutti i vetri del Palazzo.

Dunque? Le soluzioni sono due. Renzi proverebbe a giocare la prima, suggerendo ad Alfano di dividere il suo partito tra chi vuole tornare con Berlusconi e chi vuole trasferirsi definitivamente a sinistra. È difficile che il ministro degli Esteri accetti. La seconda ipotesi – se si lasciasse la soglia al 5 per cento o la si riducesse al 4 – è di aggregare al polo ‘popolare’ Stefano Parisi e soprattutto Carlo Calenda, che continua a dire a Renzi di non voler fare politica, ma forse potrebbe cambiare idea se diventasse il ‘front runner’ dei Popolari. In questo modo, i centristi potrebbero contare su almeno quaranta deputati e guadagnerebbero da soli un ruolo cardine nella nuov