Milano, 5 settembre 2017 - 

LETTERA

CARO DIRETTORE, fino a ieri credevo che la nostra fosse una nazione che assicurava ai suoi cittadini la presunzione di innocenza fino a che una condanna non fosse diventata definitiva. Poi ho visto la disinvoltura con la quale le forze dell’ordine hanno divulgato la foto di un presunto pedofilo, e la leggerezza con la quale molti giornali hanno deciso di pubblicarla. Al che ho intuito come, in realtà, non avessi capito niente. Possibile? Marta G., via mail

RISPOSTA

GENTILE MARTA, l’altra notte è stato bloccato, e ieri mattina arrestato, il presunto pedofilo che avrebbe insidiato una bambina di sei anni (ripeto, per chi non lo avesse capito: sei anni). Il sospettato è stato preso anche (anche) grazie alla fotografia che i giornali e gli altri mezzi di informazione hanno divulgato. Attraverso quella foto i cittadini hanno potuto dare la segnalazione giusta. È lui il colpevole? Non lo so, e aspetto il processo. Era giusto pubblicare quella foto? Sono convinto di sì. Questa volta la posta in gioco era altissima: parliamo infatti della sicurezza e della serenità dei nostri figli, dei cittadini più piccoli, i più indifesi. Il pericolo era attuale (un pedofilo a piede libero può colpire in ogni momento) e la minaccia che il reato potesse ripetersi era concreto. Non vedo dunque dove sia lo scandalo. Noi raccontiamo il presente. Scandaloso sarebbe stato rinunciare a quella concretezza operativa che questa volta ha consentito di affrontare rapidamente una emergenza. Il resto lo stabiliranno i magistrati. Non è nostro compito giudicare. Tutti però avevamo il dovere di intervenire per neutralizzare ogni possibile rischio. sandro.neri@ilgiorno.net