Rozzano (Milano), 11 settembre 2018 - Qualcuno ne fa una questione meramente economica, analizzando costi, ricavi, affluenze. Numeri, insomma. Altri (e sono la maggioranza) pensano invece all’aspetto più umano, famigliare, persino ecclesiastico, con citazioni bibliche: «Anche Dio il settimo giorno riposò». Si parla di domeniche al lavoro, la cui normativa, secondo le proposte in discussione proprio in questi giorni presentate da Lega e Movimento 5 Stelle alla Camera, potrebbe cambiare. Si decide infatti, se consentire le aperture domenicali agli esercizi commerciali in modo limitato, qualche volta (una decina) all’anno. Sul tema i pareri si dividono. C’è chi la domenica un giro al centro commerciale per lo shopping ci tiene a farlo, chi lavora tutto il giorno, tutti i giorni, e aspetta la domenica per fare la spesa, chi si schiera con tutta quella parte di professionisti che saranno comunque costretti a lavorare anche la domenica.

«Il discorso, quindi, non vale per tutti i ristoratori, i baristi, quelli che staccano i biglietti del cinema, gli autisti dei mezzi pubblici, chi lavora in tv, in radio, nei giornali. Perché il discorso deve valere solo per alcune categorie?» si domanda scettico chi è contrario alla proposta di legge. E avanza un’alternativa: «Chi lavora la domenica deve poter scegliere di farlo, con la retribuzione che gli spetta». Tuttavia, quelli che vogliono vedere le serrande abbassate dei negozi la domenica sono tanti. Tra questi, Stefano D’Adamo, 44 anni, che è passato dall’esperienza di ciabattino all’interno di un centro commerciale, a titolare della Bottega del calzolaio, il classico negozietto di quartiere. Stefano è uno di quelli che fa prima di tutto i conti sull’iniziativa: «Non si guadagna di più, la domenica la gente non compra, va a farsi un giro magari. Lo dico perché ho lavorato tanti anni la domenica: non serve a nulla, è solo un costo aggiuntivo. Molto meglio consentire le aperture nelle domeniche a ridosso delle feste natalizie, per esempio».

D’accordo anche Dario Quaranta, 44 anni: «Mi sembra assurdo pensare che ci sia qualcosa che non puoi comprare sabato o lunedì. La domenica è fatta per stare insieme o comunque riposarsi. Un giro, una passeggiata: che bisogno c’è di fare acquisti proprio questo giorno?». E poi c’è l’aspetto famigliare, che Stefania Pietropaolo, 30 anni, e Giuseppe Granato, 38, condividono: «Faccio la commessa – racconta Stefania –, so cosa significa rinunciare a una giornata da dedicare alla famiglia per andare a lavorare. Bisognerebbe capire quali sono i veri valori della vita: non bisogna vivere per lavorare».

La pensa così anche Giuseppe: «Chi vuole lavorare la domenica, che magari ha bisogno, deve poterlo decidere, non si possono imporre turni. Ma poi, chiediamoci una cosa: è davvero necessario andare per negozi la domenica? Ma vuoi mettere una giornata in famiglia e una bella lasagna di mamma?».