Il sindaco Roberto Di Stefano
Il sindaco Roberto Di Stefano

Sesto San Giovanni (Milano), 1 novembre 2018 - Il Comune di Sesto San Giovanni è ufficialmente in predissesto. A deciderlo è stato il consiglio comunale che, a maggioranza e con l’astensione del Movimento 5Stelle, ha deciso di avviare la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale disciplinata dall’articolo 243-bis. Una scelta per ripianare il disavanzo dei 21 milioni di euro, certificati dalla Corte dei Conti come «gravi irregolarità reiterate nel tempo» nel calcolo dei residui e del fondo crediti di dubbia esigibilità: oltre 10 milioni dovranno rientrare in 4 anni e 11 milioni nel piano trentennale accettato dalla magistratura contabile. Entro 90 giorni l’aula dovrà essere riconvocata per votare un piano di riequilibrio che, oggi, resta totalmente al buio.

Perchè martedì, nononostante la maratona, di azioni di risanamento non si è discusso. L’unico programma sviscerato è stato quello portato dal Pd – e sostenuto dai civici – che però non è stato nemmeno ammesso come emendamento. «Non era l’oggetto di questo consiglio. Stiamo predisponendo una cura, che deve essere non arbitraria e solida, come chiede Corte dei Conti – ribatte il sindaco Roberto Di Stefano -. Siamo uno dei Comuni con i conti peggiori in tutta la Lombardia. Non accettiamo lezioncine da chi per anni ha commesso irregolarità». Una scelta scellerata, ha tuonato l’opposizione, che esporrà i sestesi a una manovra lacrime e sangue. Una manovra che si sarebbe potuta evitare, secondo la minoranza, con il ricorso alla procedura ordinaria. «Quella misura, applicata al nostro bilancio, porta al dissesto. Forse è l’obiettivo del Pd per rifarsi una verginità politica – replica Di Stefano -. Quel sistema ci chiede 10 milioni in 3 anni. Visto che il 2018 è già andato, significa 4,5 milioni sul 2019 e altrettanti sul 2020. E solo sulla parte corrente, fissa».

Si sceglie l’articolo 243 perché dà un anno in più di tempo e perché consente l’accesso al fondo di rotazione ministeriale per garantire stabilità economica. Tuttavia, usare il fondo non è a costo zero per nessuno: si può usufruirne solo dopo aver deliberato le aliquote nella misura massima prevista e, inoltre, quello che si usa deve essere restituito come prestito senza interessi. E sta qui il nodo. Perché se mutui, alienazioni, utili di società partecipate non servono o non bastano per il ripiano del disavanzo, resta solo la leva fiscale o il taglio dei servizi. Di sicuro la Giunta vorrà usare parte dei proventi della vendita delle quote delle Farmacie Comunali. C’è poi l’Irpef, fermo allo 0,6%: portando l’aliquota allo 0,8% si avrebbe un gettito extra di 2 milioni. C’è poi il blocco delle premialità per i dipendenti pubblici e il blocco del turnover con il tetto dei 635 lavoratori (uno ogni 126 abitanti). «Non si può ripianare solo con la razionalizzazione della spesa: il percorso è già segnato dai numeri – spiega l’assessore al Bilancio Nicoletta Pini -. Il prossimo step sarà aumentare la riscossione per avere più liquidità di cassa. La città si renderà conto di quanti danni sono stati causati da chi ha bistrattato il bilancio, piegandolo alle esigenze della politica».