L'indagine dei carabinieri
L'indagine dei carabinieri

Rho (Milano), 8 febbraio 2019 - E' indagato per omicidio preterintenzionale il 28enne rhodense, ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Passirana di Rho, che ha spinto il suo vicino di letto facendolo cadere a terra e procurandogli la morte. È successo lo scorso 25 gennaio e la vittima, un 63enne residente a Rho, è deceduta all’ospedale San Carlo di Milano il primo febbraio dopo una settimana in terapia intensiva.

Nelle scorse ore è stato notificato al 28enne l’avviso di garanzia firmato dal magistrato di turno del Tribunale di Milano, che ha disposto anche l’autopsia sul corpo del 63enne. Secondo quanto ricostruito, i due pazienti psichiatrici erano insieme quando il giovane, senza nessun apparente motivo, ha spinto alle spalle l’uomo. Quest’ultimo ha perso l’equilibrio cadendo per terra. "Il personale medico e infermieristico quando ha sentito il tonfo è intervenuto per prestare le prime cure - dichiara Renato Durello, responsabile del dipartimento di salute mentale dell’Asst Rhodense -. Il 63enne ha riportato un trauma cranico, quando è stato trasferito all’ospedale San Carlo di Milano era vigile". Le sue condizioni si sono aggravate nelle ore successive anche a causa di una terapia con anticoagulanti al quale era sottoposto. Nella mattinata di venerdì primo febbraio è deceduto. È stato a quel punto che nel reparto di Psichiatria sono intervenuti anche i carabinieri della Compagnia di Rho per ricostruire quello che era successo, ascoltando la testimonianza del personale sanitario.

Il fascicolo è arrivato sulla scrivania del magistrato che ha firmato l’avviso di garanzia, anche se il 28enne potrebbe essere non imputabile considerate le gravi patologie psichiatriche di cui soffre. Ma sarà il pm a decidere. "Si è trattato di un incidente - conclude Durello -, l’uomo è stato spinto all’improvviso e senza nessun motivo. Non sono state contestate colpe al personale del reparto, i pazienti possono muoversi liberamente e la vigilanza è sempre garantita". Stesso epilogo, ma circostanze completamente differenti, rispetto a quello che era successo nel gennaio 2003 quando un giovane di Arese fu accoltellato da un suo vicino di letto di 81 anni. In quel caso un medico e due infermieri furono condannati a un anno di reclusione perché non avrebbero dovuto mettere i due pazienti nella stessa camera.