Laura Golin col padre Lino
Laura Golin col padre Lino

Monza, 8 gennaio 2019 - "Non potrò mai credere che il mio Milan, ma soprattutto il calcio italiano, giocando per meri interessi economici una partita così importante in un luogo con limitazioni di accesso alle donne, contribuisca a concretizzare un sopruso a danno di decennali conquiste civili».

Laura Golin non è una donna qualunque: 48 anni, sposata, un figlio di 18, in prima fila con lo Sporting club nelle iniziative di solidarietà e cultura, è soprattutto una donna del Milan.

«Non poteva essere altrimenti, essendo stato mio padre, Lino Golin, un calciatore del Milan del grande Nereo Rocco e Gianni Rivera, con una brevissima parentesi nel Monza, nel periodo in cui sono stata concepita e cresciuta durante i primi anni di vita. Mia madre, che purtroppo con c’è più, mi ha sempre raccontato che già in grembo ero a San Siro a vedere mio padre». Classe 1945, attaccante, soprannominato brasileiro, Golin esordì nel Verona per poi approdare nello storico Milan che si aggiudicò una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia. Laura è cresciuta piccolissima con le famiglie di personaggi come Giovanni Trapattoni, Angelo Anquilletti, Pierino Prati e tanti altri. «Il mondo del calcio fa parte della mia vita e lo ritengo, in assoluto, lo sport più bello. Non a caso giovanissima, mentre altre mie amichette frequentavano i corsi di danza artistica, io giocavo a calcio nella mitica FiammaMonza al campo Singer».

E così, con buona pace del marito interista Carlo Cappuccio, avvocato e presidente dello Sporting club, la mamma ha cresciuto un figlio rossonero fino al midollo.

Un Milan che tuttavia oggi rischia di deluderla andando a giocarsi la finale di Supercoppa italiana con la Juventus a Gedda, in Arabia Saudita, davanti a un pubblico di uomini e donne sotto tutela. Ed è per questo che ha lanciato la sua protesta su Facebook.

«SE QUESTA partita si dovesse disputare, renderebbe vano, se non ridicolo, il bel gesto dei calciatori di serie A quando scesero in campo, oltre un mese fa, con un segno rosso sul viso per la campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, su iniziativa della Lega Calcio e dell’Associazione italiana Calciatori», dice Laura Golin.

«Prima che essere tifosa e amante del mio Milan, sono soprattutto una donna e fiera delle conquiste ottenute in questi ultimi decenni. Ed è in quanto donna che, quando ho appreso che la prossima finale di Supercoppa italiana si giocherà il 16 gennaio a Gedda, in Arabia Saudita, in uno stadio con forti limitazioni di accesso alle donne, con gabbie e recinti, se non accompagnate da un uomo, mi sono immediatamente indignata, scrivendo un post su Facebook seguito da numerosi commenti in linea con la mia rabbia».

«Mi rendo conto che, in realtà, l’indignazione per i diritti negati delle donne in molti paesi del mondo non dovrebbe nascere da una partita di calcio disputata tra due squadre italiane in un paese che di fatto discrimina le donne e che dovremmo tutti prestare maggiore attenzione alle tante discriminazioni nel nostro pianeta – continua la supertifosa – ma penso si debba cominciare dalle piccole cose, boicottando, per esempio, la prossima finale di Supercoppa italiana».

«Sicuramente non risolverebbe nulla nell’immediato in concreto, ma sarebbe un segnale importante, visto il clamore che si solleverebbe sui media, per le donne di tutto il mondo – conclude Laura –. E spero tanto che chi di dovere faccia la sua parte, cioè metta da parte soldi e affari e dia priorità ai diritti civili ed alle libertà individuali».