Gessate (Milano), 14 aprile 2018 - No all'impianto di biogas a Masate, e a tutta birra per portare a casa le tangenziali a Gessate. Il sodalizio fra Comitati cittadini è fatto, e riempie l’aula dell’assemblea: a centinaia per battezzare le crociate di primavera, «insieme per dire che siamo noi, e non la politica, a voler scegliere il futuro del nostro territorio». Nessuno poteva aspettarsi, alla vigilia, il tutto esaurito nell’aula consiliare di Gessate dove, l’altra sera, si è tenuto l’incontro promosso dal Comitato Civico, in teoria per scadenza formale: il rinnovo del direttivo in carica da quattro anni.

Come ospiti d’onore, e in sala in gran numero, i cittadini promotori del Comitato No Biogas di Masate, un mese di vita compiuto ieri, mille firme già raccolte contro l’impianto di biogas il cui iter autorizzativo pende in Città metropolitana: «Un grazie di cuore agli amici gessatesi, che ci hanno “adottato” e guidato in queste prime settimane di attività». La prima parte della serata dunque dedicata all’elezione del direttivo gessatese, che dovrà, nei prossimi anni, portare avanti la battaglia per la viabilità sicura inziata quattro anni fa: ne fanno parte Sergio Cerri (presidente uscente) e Roberto Sambo, Luciana Bertelli e Mario Caloni, Giordelia d’Adda e Alida Ronchi, Giuliana Villa e Assunta Squillace. Poi sul palco Masate e la battaglia del momento nel cuore della Martesana.

Per discuterne non solo tanti cittadini, ma anche tanti politici, locali e sovracomunali: fra gli altri i sindaci naturalmente di Gessate, Pessano con Bornago e Trezzano Rosa, i consiglieri metropolitani Alberto Villa e Alessandro Braga, il neoeletto Massimo De Rosa, Massimo Gatti, già alleato storico del comitato di Gessate. A presentare problema e comitato la presidente Licia Zacchi: «Siamo solo dei semplici cittadini, che il 9 marzo hanno appreso di un progetto in itinere che potrebbe portare vicino alle nostre case un impianto enorme, dall’impatto devastante. Ci siamo mossi immediatamente, raccogliendo adesioni che non ci aspettavamo».

Con lei Sabrina Guidetti, attivissima ai banchetti «dove abbiamo raccolto sino a seicento firme in una sola mattina. Ora siamo intorno alle mille: e non intendiamo fermarci. Questo impianto non lo vogliamo». Sulla tipologia di impianto progettato da una società privata per Masate una lunga disamina tecnica da parte del ricercatore universitario Davide Facchinetti: i tipi di impianto a biogas su piazza, i modelli più diffusi in Europa, la sicurezza e i rischi. Le perplessità su Masate. L’impianto sarebbe utilizzato da Cem per trattare il «forsu» oggi conferito in un impianto in Bergamasca, «ma i Comuni di fascia esterna del Cem distano da Masate anche 35, 36 km. Non esiste un vantaggio in termini di chilometraggio».

Le dimensioni: «Sono il fattore più sconcertante. Un capannone da 15 metri di altezza in mezzo a una bella campagna. E lo studio dei progettisti parla di una “entità di impatto bassa o trascurabile” e di una struttura “non visibile da punti statici”. Non c’è commento». Le alternative? Impianti più piccoli, ricavati magari da strutture pubbliche già esistenti. Ma «così il guadagno non sarebbe uguale. Parliamoci chiaro: si parla di un impianto che potenzialmente frutterebbe sino a 5 milioni e 600mila euro l’anno».