Cernusco sul Naviglio (Milano), 3 giugno 2018 - Il primo banco di prova per il nuovo governo Conte e, soprattutto per il neoministro al Lavoro Luigi Di Maio, è la vertenza FedEx. Il colosso americano delle spedizioni, con sede italiana a Cernusco sul Naviglio, un mese fa ha dichiarato un piano da 315 esuberi su tutto il terriorio nazionale, innescando una protesta che nei giorni scorsi ha fatto capolino a Roma, proprio davanti a Montecitorio. Qui,  nelle concitate ore che anticipavano il giuramento dell’esecutivo, il premier Giuseppe Conte è stato protagonista di un “fuori progamma” con una delegazione di dipendenti della FedEx che lo hanno invocato a gran voce, ricordandogli il  ruolo di «avvocato degli italiani».

«Ci fidiamo di te», ha gridato il capannello di lavoratori al professore, che provava a rassicurarli sull'interessamento alla questione di Di Maio: «Vi dovete fidare di lui e di questa bella squadra di ministri». «A lui abbiamo già scritto - la replica - ma non ci ha risposto». Comprensibile, vista la frenetica agenda grillina delle ultime settimane. Avrà modo di “rifarsi” giovedì, in occasione del nuovo tavolo tra azienda e sindacati al Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico, dopo quello “fallito” del 25 maggio. Nel frattempo, ci sono state altre due giornate di sciopero nazionale, in un clima di tensione crescente: da una parte la multinazionale decisa a chiudere ventiquattro filiali, lasciando a casa o trasferendo oltre 400 lavoratori tra corrieri, magazzinieri e impiegati (in Lombardia rischiano Ornago, in Brianza, insieme a Brescia e Malpensa mentre la sede di Cernusco verrà “sfiorata” con il taglio di quattro posizioni); dall’altra le tre sigle sindacali più che mai compatte nell’opporsi al piano di esternalizzazione dei dipendenti, con l’ingresso delle cooperative sul modello Tnt (la concorrente acquisita tre anni fa).

Un piano difficilmente “digeribile” a fronte dell’ottimo stato di salute della società, come chiaramente spiegato anche al presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico. «L’azienda ha detto di avere i soldi e di prenderli per andarcene», ha sottolineato un lavoratore con la voce spezzata dell’emozione. 

Le aspettative riposte nel “governo del cambiamento” sono altissime. "Il settore della logistica deve essere una delle priorità del neo ministro", invoca  la segretaria nazionale della Filt Cgil Giulia Guida. Ieri, intanto, la petizione online lanciata su www.change.org per chiedere un dietrofront al colosso ha di fatto raggiunto l’obiettivo delle 50mila firme.