Il sindaco di Mantova Mattia Palazzi (Ansa)

Mantova, 8 dicembre 2017 - Si stringono i tempi dell’inchiesta che ha coinvolto il sindaco di Mantova, finito nel mirino della Procura per tentata concussione. Mattia Palazzi (esponente del Pd), che ha sempre negato ogni addebito, è accusato di aver chiesto favori sessuali alla vicepresidente di un’associazione culturale, facendo leva sul proprio ruolo per dare o negare fondi pubblici al sodalizio.

Una delle anomalie dell’inchiesta (il fatto che la presunta parte lesa negasse di aver denunciato il primo cittadino) è stata chiarita: a fare la denuncia che ha messo in moto le indagini è stato Giuliano Longfils (Forza Italia), consigliere comunale di lungo corso, famoso in città per altre clamorose iniziative giudiziarie e strenuo oppositore del sindaco in carica. Era il ‘sospettato’ numero uno, ma si era trincerato dietro un ‘no comment’. Longfils, in realtà, ha alzato il tiro non solo sulla vicenda dell’ipotetico ricatto sessuale, ma sull’insieme dei finanziamenti concessi dal Comune durante l’amministrazione Palazzi.

L'esponente dell’opposizione aveva parlato di fondi consistenti e ora gli inquirenti hanno acquisito tutti i documenti sulle sovvenzioni comunali relative agli anni 2016 e 2017. Contemporaneamente sta avvenendo la trascrizione dei messaggi e delle mail contenuti nei computer e nei telefonini sequestrati al sindaco, alla presunta parte lesa e alla presidente dell’associazione culturale coinvolta nell’ipotesi di concussione. In quelle conversazioni ci sarebbe la chiave delle indagini: alla copia per la procura hanno assistito i periti di parte per la difesa del sindaco e per la donna che avrebbe subito illecite pressioni. Il contenuto degli atti è coperto dal segreto istruttorio, come ha confermato l’’avvocato Davide Pini, nominato dalla presunta vittima. La Procura adesso si prepara a leggere le carte e potrebbe decidere in tempi brevi se chiudere il cerchio delle indagini.