Milano, 10 agosto 2020

LETTERA

Da juventino non pensavo di avere così tanti amici interisti, soprattutto. L’ho scoperto la sera di Juve-Lione. Una raffica di messaggi. Li ho salvati tutti, mi ricorderò di loro quando avrò bisogno. Scherzo, perché per me il calcio resta un gioco e chissà che Pirlo non s’inventi qualche magia delle sue. Franco Q., Como

RISPOSTA

Un rischio d’impresa. In fin dei conti, che non saranno pingui vuoi per la stagione anomala e vuoi per la repentina eliminazione dalla Champions, la scelta della dirigenza juventina di affidare la squadra a un ottimo ex calciatore alla sua prima esperienza in panchina è uno di quegli azzardi che se azzeccato darà un’ulteriore spinta all’intero ambiente. Senza scendere in questione da tifosi, questa “incognita” mister farà salire un po’ l’adrenalina nel recitare un copione che da tanti anni è sempre lo stesso. Piuttosto resta il rammarico per come è messo il calcio italiano in generale perché fuori dai confini è sempre più comprimario. Sarà che è una questione di soldi e investimenti che le società non si possono permettere, ma un digiuno così lungo sta diventando debilitante e all’orizzonte non si vedono campioni “made in Italy” capaci di ridare lustro all’intero movimento e riaccendere la fantasia. Senza calciatori leader, con società sempre più ripiegate su business e bilanci diventa così un atto dirompente assumersi un rischio d’impresa.