Milano, 9 luglio 2017 - Tante Americhe nell’America. Le metropoli e le piccole città di provincia. Gli intellettuali spregiudicati, gli imprenditori rampanti, i contadini radicati nelle tradizioni. Indispensabile entrare tra le righe dei suoi scrittori, per capire meglio. Cominciando da New York, con l’ultimo romanzo di Jay McInerney, “La luce dei giorni”, Bompiani. I protagonisti sono Corinne e Russel Calloway, editore lui, generosa volontaria in cause sociali lei. Una bella casa a TriBeCa, quartiere d’artisti. Benessere anche se non ricchezza. I figli al college, l’estate negli Hamptons. La sofisticata cultura cosmopolita “di questi newyorkesi spocchiosi e iperistruiti”. Ma, comunque, l’ansia dei soldi, misura di tutta una vita. McInerney mette in scena, maestro come sempre, una straordinaria commedia umana, dando ai personaggi intensità e spessore. Gioca con le speranze e le illusioni. Smonta e rimonta con ironia il “sogno americano”. E non cela mai, dietro il successo, la malinconia: Corinne “sa che più tardi non sarà la festa che ricorderà, bensì questa passeggiata con il marito nella frizzante aria autunnale, immersa nella giallognola luce metropolitana che si riversa da migliaia di finestre, questo momento sospeso durante cui si pregusta l’arrivo”. Provincia, adesso. A Jackson, Mississippi, tra gli Anni Venti e la Grande Depressione. Dove torna con la mente e il cuore Richard Ford, grande romanziere, per scrivere, in “Tra loro”, Feltrinelli, la storia di suo padre Parker e di sua madre Edna. Commesso viaggiatore lui, casalinga lei. Innamorati. Ma costretti a interrompere l’abitudine di viaggiare sempre insieme, nelle regioni del Sud degli Usa, quando nasce Richard, amatissimo da entrambi i genitori.

Una piccola frattura s’insinua nella vita familiare. I vincoli della maternità e poi della scuola del bambino costruiscono nuovi, più difficili equilibri. Nulla succede, se non la vita. Che Ford ricostruisce con l’occhio critico e affettuoso d’un figlio che, senza ombra di sentimentalismo, mette in pagina passioni, ambizioni sociali, malesseri e compromessi. Sapendo che “entrare nel passato è un’operazione incerta, dal momento che il passato cerca sempre, riuscendoci però solo a metà, di fare di noi quello che siamo”. Ancora provincia. In un’immaginaria Grouse County, pieno Midwest, dove Tom Drury ambienta “La fine dei vandalismi”, NN Editore. Vita quotidiana, storie minute. Di Dan Norman, sceriffo e di Louise Darling, fotografa, donna inquieta in cerca di stabilità. Di Tiny, l’ex marito, prepotente e imbroglione. E d’una miriade di altri personaggi che lavorano, amano, consumano amicizie e speranze. Perdenti, alcuni. E persone che con fatica continuano a vivere. Solitudini da sopportare. E famiglie da ricomporre. Piccola città. Dove “la Contea lancia un programma per promuovere la calma e gli atteggiamenti civili tra gli impiegati pubblici”. America profonda.