Segrate (Milano), 13 giugno 2017 - Aziende e istituzioni spingono l’acceleratore sul potenziamento dell’intermodale, e gli abitanti di Tregarezzo insorgono con una nuova ondata di proteste. È calato il silenzio su Tregarezzo, i residenti si sentono abbandonati alle pensatissime conseguenze dell’intermodale: 400 tir al giorno, treni che sferragliano sotto casa e centinaia di container spostati da un binario all’altro con rumorose motrici diesel che lavorano dalle prime luci dell’alba fino a sera. Ed è quel che accade oggi, con l’ampliamento di Milano Smistamento in futuro i problemi verranno quadruplicati. «A fine mese Maroni arriverà a Segrate per visitare il Westfield: abbiamo chiesto al sindaco di portarlo anche a Tregarezzo per rendersi conto di quanto sia difficile vivere assediati da smog e rumore. La riposta? Un sonoro silenzio!». È Dante Bigaroli, portavoce storico del quartiere Tregarezzo, a riaccendere i riflettori sulla vicenda.

Assolombarda chiede di stringere i tempi sull’ampliamento, creando un mega terminal da 400mila metri quadrati per il trasferimento delle merci da gomma a ferro. Il progetto prevede di portare il traffico dalle attuali 5 coppie di treni al giorno a 11 coppie nel 2020 e 22 una volta entrato a pieno regime. «È la dimostrazione che le esigenze dei cittadini non vengono mai prese in considerazione – dice Dante Bigaroli -, gli esseri umani vengono sacrificati in nome del Dio cemento e del denaro. Chiediamo aiuto, ma nessuno risponde». La situazione è pesantissima. «Sotto le nostre case sfrecciano 400 tir al giorno, molti dei quali utilizzano l’unica strada interna del quartiere come scorciatoia al traffico. I mezzi pesanti quando arrivano al dosso saltano a velocità sostenuta creando un rumore assurdo. Eppure, basterebbe poco per fermarli: una Ztl per residenti con le telecamere potrebbe fermarli. Continuiamo a rivendicare i diritti, ma nessuno risponde». Sono anni che le 70 famiglie del quartiere chiedono ascolto, ma nessuno sembra volerli aiutare. Cambiano i sindaci, ma i problemi restano. «Siamo dimenticati da tutti, ma non dal rumore», dice con amarezza Bigaroli.