Cernusco sul naviglio (milano), 19 novembre 2017 - In centinaia per l’addio a Nilde, “Stella”, Caldarini, morta così, «per le conseguenze di un gesto incomprensibile e assurdo». Parole di consolazione, ma non senza graffio quelle del parroco di santa Maria Assunta don Luciano Capra, che ha officiato le esequie della volontaria, morta per un malore dopo il lancio di un sasso sull’auto su cui viaggiava, la notte fra il 9 e il 10 novembre scorsi. Non si fermano, neppure per un istante, le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Cassano d’Adda, alla ricerca della mano che lanciò il masso, e di chiunque possa aver sentito o visto qualche cosa.

Indagini a tutto campo, sempre più concentrate sugli ambienti dei giovani e dei giovanissimi: con una speranza, quella che una confidenza, un rimorso, un racconto in segreto si trasformino in collaborazione alla risoluzione del caso. Una chiarezza che forse potrebbe dare pace a una famiglia distrutta dal dolore. Erano in centinaia ieri i cernuschesi assiepiati alla chiesa dell’Assunta, nel pieno centro, nella folla del sabato mattina. La madre di Stella, sorretta dai parenti. Il marito e la figlia dietro il feretro. Il sindaco Ermanno Zacchetti, con la fascia tricolore: pochi giorni fa aveva lanciato un accorato appello alla comunità, “chi sa si faccia avanti”.

Una lunga funzione, con tanti amici che condividevano con Stella il dono che, così il parroco, Dio non le aveva fatto mancare in tutta la sua vita, quello della fede. «Era abituata a dare al prossimo. Quello che non poteva sapere quella sera, mentre tornava da un momento di preghiera, è che le sarebbe stata chiesta anche la vita». Un gesto  incomprensibile e assurdo, il lancio di quella pietra. Ma «la vita non muore, e non muore la vita di Stella, si è solo trasformata». Una parola dal pulpito anche a Cernusco, «ne sono tanto fiero, la presenza di oggi, quella di questi giorni accanto alla famiglia dimostra che il bene vince sempre».

Una città che si fa forza. Così il sindaco Zacchetti, poche ore dopo: «Con il vicesindaco Daniele Restelli, gli assessori e il presidente del consiglio comunale ho partecipato al rito funebre che ha salutato per l’ultima volta Nilde Caldarini. Ho voluto farlo con la fascia tricolore perché giungesse forte l’abbraccio di tutta la città ai suoi famigliari in questo giorno di dolore, che segna ciascuno di noi. C’erano tantissime persone. Di fronte ad una morte così assurda - ancora - si intrecciano sentimenti contrastanti: l’incredulità e la rabbia; la fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine; la voglia di ripartire dai fondamentali nelle relazioni tra le persone per essere una comunità ancora più unita e attenta. Oggi prevale la tristezza, e ci stringiamo vicini l’un l’altro, per farci forza».