Bergamo, 15 ottobre 2017 - Tutelare il reddito dei produttori dalle crisi di mercato e dalle calamità naturali, proteggere le produzioni locali dalla concorrenza sleale e dalla contraffazione, sostenere le Ong per creare reddito nei Paesi in via di sviluppo. Ripartono da Bergamo i Sette Grandi della Terra per dare una svolta all’agricoltura mondiale nel segno dell’equità e della sostenibilità. Da ieri infatti il capoluogo orobico ha i fari del mondo puntati addosso per il G7 dell’agricoltura.

Guidati dal padrone di casa Giorgio Gori e dal ministro italiano Maurizio Martina, i ministri di Usa, Canada, Germania, Giappone, Francia e Regno Unito hanno sfilato sulla Corsarola di Città Alta prima di rinchiudersi nel duecentesco Palazzo della Ragione per trovare un accordo capace di conciliare le esigenze degli agricoltori con quelle del mercato globale. Accordo che, secondo lo stesso Martina, è molto vicino. Il confronto tra ministri - ha spiegato il rappresentante italiano al termine della prima giornata di lavori - «è stato positivo e operativo. Il fronte aperto è quello dell’adattamento al clima che cambia. Dobbiamo sostenere sempre di più investimenti in infrastrutture che migliorino la gestione delle risorse naturali, a partire dall’acqua. C’è intesa tra noi sulla necessità di sostegno allo sviluppo di modelli agricoli che uniscano competitività e sostenibilità. Abbiamo costruito un passo in avanti per chiudere un accordo utile nella giornata conclusiva». Ad "assediare" le cerimonie ufficiali ci hanno pensato però gli agricoltori della Coldiretti che, in mattinata, hanno organizzato una manifestazione accanto all’affollato mercato con i prodotti a chilometri zero che da due giorni anima il Sentierone.

Guidati da Vicky, la pecora di razza bergamasca mascotte del movimento, i contadini chiedono innanzitutto misure concrete e urgenti per fermare l’invasione di prodotti stranieri: «Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana alle nocciole turche. Prodotti - denuncia l’associazione di coltivatori - ottenuti dallo sfruttamento di lavoratori, spesso minori, trasformati in moderni schiavi». I coltivatori puntano il dito proprio contro i leader mondiali: «Tutto questo accade nell’indifferenza delle istituzioni nazionali, europee ed internazionali che, anzi, spesso alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi commerciali che avvantaggiano soltanto le multinazionali». Per questo, alle parole di rito, i coltivatori sperano possa seguire l’annuncio di interventi normativi concreti ed efficaci già questa mattina, con la conclusione ufficiale del G7 bergamasco. Annuncio che potrebbe arrivare appena in tempo per provare a “spuntare” qualche slogan della manifestazione del Forum agricolo alternativo che, nel pomeriggio, tra imponenti misure di sicurezza, sfilerà per il centro della città.