Lo stabilimento Henkel di Caleppio
Lo stabilimento Henkel di Caleppio

Settala (Milano), 10 dicembre 2017 - L’annuncio verbale era arrivato dalla direzione a metà novembre. Una mail ufficiale dell’azienda ha dato la conferma ufficiale: la Henkel chiuderà lo stabilimento a Caleppio di Settala, trasferendo la produzione in Spagna e licenziando di fatto i 73 dipendenti, tra operai e impiegati, e i 15 addetti al laboratorio tecnico. Lo stop nel 2018, con tutta probabilità a giugno.

Una decisione caduta come un fulmine a ciel sereno su 88 famiglie e sui sindacati, che hanno indetto per domani un primo sciopero con presidio di otto ore davanti al sito produttivo di Caleppio. In contemporanea, anche i dipendenti degli altri tre stabilimenti Henkel in Italia (Zingonia, Casarile e Serentino) osserveranno un’astensione dal lavoro di due ore a fine giornata, in solidarietà con i colleghi di Settala. Nel pomeriggio invece, sempre domani, i rappresentanti della multinazionale tedesca incontreranno tre membri delle Rsu (Cgil e Cisl) e due territoriali nella sede milanese di Assolombarda, per un primo confronto, all’interno del quale l’azienda potrebbe anche esporre un piano sul destino dei 73 addetti e dei 15 che dovrebbero comunque lasciare il lavoro in una seconda fase. Finora l’azienda non ha voluto entrare nel merito della questione, non ammettendo dunque né escludendo il ricorso a possibili ammortizzatori sociali o ad altre soluzioni.

In un comunicato interno ufficiale, invece, come già aveva fatto la direzione nell’assemblea di metà novembre, Henkel ha invece espresso con molta chiarezza le motivazioni della chiusura. Il sito di Caleppio fa parte della divisione Adhesive Technologies, deputata allo stoccagio di prodotti per il trattamento dei metalli, come gli stabilimenti di Montornes (Spagna) e Schönbach (Germania). I tre siti raggiungono insieme una capacità produttiva annua tripla rispetto alla domanda europea. Da 5 anni inoltre il mercato è stagnante in tutta Europa e non presenta segnali di ripresa. «Ci troviamo dunque in una condizione di evidente sovracapacità produttiva», è la tesi. Da qui alla chiusura, il passo è breve.