Ethan Hawke in una scena di First Reformed
Ethan Hawke in una scena di First Reformed

di ADAM OLIVO - Ci son film che nascono leggendari e mantengono questo status grazie all’attenzione da subito loro riservata. Ma ci sono anche tanti altri film che, come brutti anatroccoli della settima arte, hanno bisogno che qualcuno li sostenga perché possano arrivare al pubblico e poi camminare sulle proprie gambe. È in quest’ultima categoria che si inserisce un film di cui non ci stanchiamo mai di parlare: First Reformed di Paul Schrader. Un film mai arrivato nelle sale italiane di cui noi di Hot Corn vi abbiamo parlato più e più volte. La prima volta? Quando l’ormai leggendaria A24, casa di produzione e distribuzione newyorchese che da qualche anno fa veder la luce a tutti quei progetti che gli studios non prenderebbero mai in considerazione, aveva annunciato che si sarebbe occupata della sua distribuzione.

Ci eravamo indignati perché Ethan Hawke, per noi il miglior attore della sua generazione, non era stato nominato agli Oscar come come attore protagonista, nonostante regga l’intero film sulle sue spalle. Ci eravamo ulteriormente amareggiati del fatto che Paul Schrader, l’uomo dietro Taxi Driver e Toro Scatenato, avesse ricevuto dall’Academy la sua prima nomination per First Reformed, per vedersi poi sfilare la statuetta come miglior sceneggiatura dallo script ben più conciliante di Green Book. Lui che, come recita il poster americano del film, è stato uno dei creatori più determinanti del cinema moderno. Il destino beffardo ha voluto peraltro che a Venezia, nel 2017, il film venisse presentato in concorso lo stesso giorno de La forma dell’acqua, destinato poi a prendere il largo dalla laguna portandosi a casa il Leone d’Oro e l’Oscar al Miglior Film (doppietta che non capitava dai tempi dell’Amleto di Laurence Olivier nel 1948!).

Ma nel tempo First Reformed è diventato un piccolo cult (lo trovate in digitale su CHILI) per la gioia di coloro che, da Venezia in poi, temevano entrasse nella spirale dell’oblio, come purtroppo accade a tanti film presentati in laguna. Un film realizzato in formato 4:3, idea suggerita al regista dalla visione di Ida del polacco Pawlikowski, per un’opera che trae senza remore ispirazione da Bergman, Dreyer e Bresson. Ethan Hawke interpreta il reverendo Ernst Toller, un ex cappellano militare, ora pastore della prima chiesa riformata di Snowbridge a New York (da qui il titolo del film). La fede vacilla, il senso di colpa per un grave lutto di cui si ritiene responsabile lo dilania e le condizioni di salute sono molto precarie. Un uomo in cerca d’aiuto avvicinato da Mary (Amanda Seyfried) e Michael (Philip Ettinger) che, a loro volta, vivono una profonda tensione difficilmente colmabile. Mary è incinta ma il fervente marito ambientalista vuole che abortisca, perché un bimbo non merita di vivere in un mondo crudele destinato ad estinguersi.

Il film pone allo spettatore interrogativi esistenziali di fronte ai quali è difficile sottrarsi, dove il più imperante sembra essere: è ancora credibile una chiesa che celebra la creazione, ma si estrania dal fare una questione politica del suo annichilimento? Ecco così che magicamente le parole di Neil Young si fondono perfettamente con quelle delle Scritture nella bocca del reverendo Toller. Per mano di Ethan Hawke, assistiamo ad una spietatamente credibile crisi spirituale e psicologica, che è forse unica possibilità di risveglio della sfera affettiva (e parallelamente chissà… di quella politica). La redenzione è tema cardine nella filmografia di Schrader, anche nel suo più recente Il collezionista di carte, ma da First Reformed si è aperta una nuova era nel percorso artistico dell’autore. Il New York Times ha definito il film non tanto come una scoperta incredibilmente “fresh” per un regista ultrasettantenne, ma come una vera e propria epifania.

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