Vito Clericò durante un'udienza in aula
Vito Clericò durante un'udienza in aula

Garbagnate Milanese (Milano), 1 novembre 2018 - "Le varie versioni fornite sono indicative di una parte del progetto criminale e premeditato e comprendente tentativi di nascondere, per comprensibili motivi difensivi, la realtà dei fatti". È quanto riportato nella nuova perizia affidata allo psichiatra Giacomo Mongodi e disposta dal gup di Milano Alessandra Simion nel processo con rito abbreviato contro Vito Clericò, il pensionato 65enne di Garbagnate Milanese reo confesso per l’omicidio di Marilena Rosa Re, la promoter di 58 anni di Castellanza.

Il Gup aveva accolto la richiesta dei difensori, gli avvocati Daniela D’Emilio e Franco Rovetto, di processo abbreviato condizionato all’accertamento sulla capacità di intendere e di volere. La perizia che è stata depositata nei giorni scorsi e che verrà discussa nell’udienza già fissata per l’8 novembre, in 100 pagine descrive un profilo dell’imputato in contrasto con quello riferito inizialmente dallo psicologo di parte Alessandro Meluzzi, che aveva indicato come necessario il trasferimento in un centro medico collegato al Ministero della Giustizia.

Secondo il perito Mongodi, Clericò in quest’anno di carcere ha fornito otto versioni dei fatti nascondendosi dietro a vuoti di memoria correlati alla sua patologia epilettica ma che in realtà sarebbero una "strategia difensiva e un «grossolano tentativo di simulazione della malattia». Durante i colloqui in carcare il pensionato ha riferito al perito che «di quella mattina del 30 agosto non mi ricordo niente di quello che è successo, non è colpa mia mi deve credere perché quando mi capitavano questi vuoti di mermoria non ricordavo niente. Io mi assumo solo la responsabilità della sepoltura del corpo». Infine, nonostante l’estrema gravità del delitto, come riportato nella perizia, Clericò «non ha mai manifestato alcun segno di dispiacere, di cordoglio e compassione per la vittima, come se nella sua mente la vittima fosse rimasta equiparata a uno dei tanti conigli che ha ammazzato, come diverse volte gli è capitato di associare parlando del delitto».

Per questi motivi, secondo lo specialista in criminologia Mongodi, il 65enne al momento dei fatti era capace di intendere e volere, quindi decade il quesito sulla pericolosità sociale ed è capace di partecipare coscientemente al processo. Intanto Clericò in carcere a Busto Arsizio sta meglio. «È più tranquillo dei mesi scorsi - dichiara l’avvocato D’Emilio - ha anche iniziato a frequentare un corso di agraria». Gli avvocati ora attendono la relazione del genetista Giorgio Portera sulle tracce ematiche trovate nella vasca da bagno, sui guanti in lattice rinvenuti in una tasca dei pantaloni di Clericò e su altri oggetti prelevati nel corso dell’ultima perquisizione nella villa di via Livorno. La moglie dell’omicida, Alba De Rosa, è indagata per occultamento e vilipendio di cadavere in concorso col marito. I risultati delle analisi saranno utili per capire il ruolo della donna e dove è stata uccisa la promoter.