Provengono dall’Africa subsahariana gli uomini arrivati  lunedì sera a Mazzo di Rho
Provengono dall’Africa subsahariana gli uomini arrivati lunedì sera a Mazzo di Rho

Rho (Milano). 24 marzo 2016 - «Che bel regalo ci hanno fatto, qui non li vuole nessuno. Speriamo sia davvero una soluzione temporanea». Davanti al centro commerciale Gandhi di Mazzo di Rho si parla dei novanta profughi che da lunedì sera alloggiano nel campo base Expo in fondo a via De Gasperi. I primi commenti dei cittadini alla notizia dell’arrivo dei migranti dalla tendopoli di Bresso non sono riferibili in un articolo di giornale. La paura è tanta. I malumori anche. Nessuno poteva immaginare che il villaggio che per mesi ha ospitato migliaia di operai Expo diventasse un campo d’accoglienza: «È uno schifo. Sono appena arrivati in Italia e hanno già una casa e un rimborso giornaliero - protesta un ragazzo - magari tra poco chiederanno anche il cellulare per chiamare al loro Paese».

Il campo base Expo è lontano dalle prime case della popolosa frazione rhodense, ma vicino a palazzine di uffici e capannoni industriali e comunque i cittadini sono convinti di una cosa: «Tra qualche giorno troveremo i profughi qui in piazza a bivaccare o chiedere soldi», commenta un pensionato. Per il momento non ancora. I profughi che escono dal campo fanno poche centinaia di metri, camminano lungo la pista ciclabile, con tesserino di riconoscimento al collo e ciabatte ai piedi, ma non si allontanano troppo dai prefabbricati dove alloggiano. «Sarebbe stato meglio portarli da un’altra parte, ma finché avremo il sindaco Romano che accoglie tutti ce li dobbiamo tenere - commenta Laura Donati, che lavora in un bar del centro commerciale - credo che il sindaco avrebbe potuto fare di più per impedire il loro arrivo». Una cliente si infila nel discorso e aggiunge, «mio marito ha un’agenzia immobiliare e sicuramente ci saranno ripercussioni anche sulla compravendita delle case. Chi viene ad abitare a Mazzo con un campo profughi nel quartiere?».

In piazza il timore è che la soluzione provvisoria diventi definitiva, «speriamo restino solo novanta - dichiara Ruggero Francia - altrimenti la frazione di Mazzo non è in grado di sopportare un’invasione di profughi. E speriamo che non restino lì per anni, sappiamo che spesso nel nostro Paese le cose provvisorie poi diventano per sempre». Qualcuno propone di reclutare i profughi per lavori socialmente utili, «almeno stanno impegnati qualche ora, fanno qualcosa di utile alla comunità che li ospita - spiega Pierangelo Zoppetti - è un dare e avere, anche se io sono convinto che sull’accoglienza di queste persone ci sono tanti che lucrano e guadagnano». La discussione si anima e sul finale cambia anche direzione, «certo quando vedi queste persone nel loro Paese distrutto dalle guerre e senza cibo ti vengono i rimorsi - commenta Giovanni Boiocchi - ma è anche vero che non si possono mettere tutti qui a Mazzo, che ogni Comune e frazione faccia la sua parte».

di ROBERTA RAMPINI