di Massimiliano Chiavarone

Milano, 8 settembre 2013 - “Milano per me è la Grande magia. Qui non ti annoi mai. E’ come trovarsi in una vecchia trattoria anni ’60. E respirare l’aria di Jannacci, dei Gufi e di Walter Valdi, i miei maestri”. Lo racconta l’attore e comico Max Cavallari del duo “I Fichi d’India”.

Una visione un po’ retrò.
"E’ quella rimasta impressa nel mio cuore. Sono nato a Varese e prima di riuscire nel mondo dello spettacolo ho fatto tanti lavori tra cui il camionista e il fabbro. Ma tra un trasporto e una saldatura non smettevo di sognare. Non il calcio. Quando gli altri nel loro tempo libero andavano allo stadio, io correvo a teatro e quindi a Milano. I Gufi, Franca Rame, Dario Fo: non mi stancavo di guardare i loro spettacoli e di applaudire".

Certo che da camionista a comico, il passaggio non è proprio automatico.
"Un altro mito che mi dava forza era Adriano Celentano. Qualche volta passavo di proposito per la via Gluck, è una strada triste, ma la sua canzone la rende unica. E passeggiando sognavo che un giorno da ignoto attore comico, ce l’avrei fatta, sarei stato riconosciuto da tutti e avrei ricordato che anche io, nel mio passato, avevo una via Gluck. A pensarci bene quelle passeggiate un po’ di fortuna me l’hanno portata. Il solo rammarico è non essere riuscito a lavorare con Adriano: quando mi ha chiamato avevo l’esclusiva col programma di Maurizio Costanzo".

E poi c’era Milano e la sua geografia del cabaret.
"Li conoscevo tutti: dalla “Corte dei Miracoli” di via Mortara, dove il mattatore resta Renato Converso al “Fronte del Porto” di Piazzale Cantore, dove io e Bruno Arena eravamo in pratica i padroni di casa. Il colpo di fortuna a Milano nel 2000 con “Tel chi el telùn”. Aldo, Giovanni & Giacomo ci invitarono e con Bruno facemmo centro con quelli che poi sono diventati i nostri tormentoni: “Tichi-Tic” e “Amici-Ahrarara”. Tanto che poi le madri ci raccontavano che per parlare con i loro figli adolescenti si esprimevano come noi".

Bruno Arena è stato colpito da un aneurisma cerebrale lo scorso gennaio sul palco di Zelig. Ora come sta?
"Sta recuperando. Si sposta sulla sedia a rotelle e mangia da solo, segue i discorsi, anche se non parla. Purtroppo la parte destra del corpo non risponde ancora. Ma ce la sta mettendo tutta. Lo circondiamo d’amore, compreso il dottor Maurizio Lanfranchi che lo cura con grande scrupolo. Intanto sarò al Teatro Nuovo, sabato 14 settembre con “#forzabruno”, una serata presentata da Claudio Bisio, con, tra gli altri, Ale & Franz, Paolo Ruffini e Baz per sostenere un’iniziativa di solidarietà: l’acquisto di una macchina che favorisce la deglutizione nel caso di persone colpite da ictus. L’incasso sarà infatti devoluto alla clinica di riabilitazione dove si trova Bruno".

E i suoi progetti?
"E’ dura andare avanti senza Bruno con cui ho diviso tanti anni di lavoro. Mi sostiene anche la vicinanza di Roberto Benigni che ci volle per “Pinocchio”. Sarò presto ancora a teatro. E quando mi sento giù, basta salire in macchina: lascio il mio paesino vicino Varese e vengo a Milano, già solo arrivando qui l’ondata di ricordi e dei volti dei tanti amici mi mette allegria, mi sembro un bambino che entra a Gardaland".

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