Gorgonzola (Milano), 29 maggio 2018 - Nel 1995 Norman Thagard diventa il primo astronauta americano a viaggiare nello spazio su un veicolo russo, Jacques Chirac viene eletto presidente della Francia, l’Inter acquista Javier Zanetti, il presidente Oreste Bamonte porta sulla panchina della Giana Cesare Albè. Passano gli anni, e 23 sono lunghi, però quei “ragazzi” ne hanno fatta di strada. Tanta: sei promozioni, tre retrocessioni, la piccola squadra di Gorgonzola in Promozione trasformata in un Davide capace di abbattere un bel po’ di Golia in serie C. Tanta, troppa per dirsi addio: così, forse, meglio un arrivederci. A prestissimo. Già, perchè la favola diventata storia di questi due personaggi d’altri tempi sembra essere davanti a un nuovo capitolo: niente più panchina per Albè, pronto per il vecchio e nuovo ruolo di direttore. Al suo posto, Raul Bertarelli, classe 1979, viceallenatore biancazzurro da quattro anni. Albè pensava a questo passo da diverso tempo, Bamonte fin qui non aveva voluto sentir ragioni: un braccio di ferro simbolico, ma mica tanto, tra due persone che hanno sempre messo davanti a tutto la stima e il rispetto reciproco, non senza un affetto tanto silenzioso quanto sostanzioso. Un po’ alla Peppone e Don Camillo.

Così l’anagrafe e qualche acciacco, la voglia di dare un nuovo assetto alla società e di puntare su un giovane il cui peso è cresciuto nel tempo, l’intenzione di non lasciarsi, tante altre piccole e grandi sfumature, potrebbero portare al grande passo. Il giovane Albè, peraltro, aveva lasciato il ruolo di osservatore del Milan quando gli era stato proposto di farlo a livello professionistico: era il maggiore di una famiglia numerosa, aveva scelto il lavoro sicuro in un’azienda di telecomunicazioni. E di continuare ad allenare per passione: prima alla Pierino Ghezzi, trentenne, portata dalla Terza alla Prima categoria. Poi al Cassano, dalla Prima alla serie D. Ora potrebbe riallacciare il filo: l’occhio è rimasto lo stesso, così come la genuinità. La capacità di leggere le persone, invece, è addirittura cresciuta. Potrebbe essere ancor più tramite tra squadra e presidente: artificiere, consigliere, parafulmine, uomo giusto alla bisogna.

Potrebbe agire più di prima sul mercato: da osservatore, ascoltatore, indagatore a modo suo. Potrebbe seguire più da vicino i tanti mattoncini che compongono una società. In fondo, quello che ha sempre fatto. Solo, con una veste differente, con maggior tempo a disposizione. E con buona pace della moglie Angela, raramente nome fu più azzeccato, che lo vedrebbe ancora con la testa nel pallone. Si resta, al momento, al condizionale: incontri su incontri in questi giorni. Ma potrebbe essere davvero la (s)volta buona.