Senna Lodigiana (Lodi), 3 aprile 2014 - C’è anche l’ex presidente del comitato “Per continuare a vivere” che era sorto nel 2007 in paese per opporsi all’arrivo di una maxi discarica in riva al Po tra gli arrestati dell’operazione condotta ieri dai carabinieri del Ros di Brescia contro un gruppo secessionista accusato di aver messo in atto “varie iniziative, anche violente”, per ottenere l’indipendenza del Veneto e non solo. Ventiquattro in tutto coloro che sono finiti in manette: tra questi, appunto, Luigi Faccia, 59 anni, colui che aveva progettato e guidato molte delle manifestazioni e iniziative di lotta contro un progetto presentato dalla ditta Cre di Arcore che aveva destato grande allarme in tutto il Basso Lodigiano. Quella che si voleva far sorgere in località Bellaguarda di Senna Lodigiana sarebbe stata una delle più grandi discariche d’Europa.

Luigi Faccia (nato a Conselve e residente ad Agna, entrambi centri del Padovano) all’epoca viveva a Mirabello. Da un anno e mezzo circa ha lasciato il paese. I carabinieri del Ros lo hanno arrestato in provincia di Verona. Nei suoi confronti le accuse sono quelle di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra. In alcune delle intercettazioni Faccia parla del “Tanko”, un carro armato fabbricato dal gruppo, per un’invasione di Piazza San Marco a Venezia, dice «rispetto al 1997 (anno in cui Faccia fu ideologo del blitz sul campanile di San Marco a Venezia, ndr) siamo cresciuti sotto tutti i punti di vista, abbiamo un’alleanza, abbiamo fratelli che combattono, noi siamo più preparati, abbiamo più esperienza», «questo Tanko, combattendo... ci dà la possibilità e ci darà la possibilità di essere veramente credibili e soprattutto di aver il controllo del nostro territorio e da là fare il passo finale per la vittoria, per l’indipendenza di noi veneti e di tutti i nostri fratelli alleati». Sull’ipotesi di attentati ai tralicci però frenava. «Non è che danneggi il Quirinale spiegava (intercettato) ai “patrioti” bresciani —. Danneggi il c... che sta guardando la partita e che si incazza come una iena, capito?».

Molti sono stati coloro che l’hanno conosciuto ai tempi del comitato “Per continuare a vivere“. Suo braccio destro è stato a lungo Daniele Savian, a cui era stato affidato il ruolo di portavoce del gruppo. «Prima della nascita del comitato non lo conoscevo — racconta —. Sapevo che era già stato arrestato, ma pensavo: va beh ha fatto un errore. Prima di lui avevamo un altro presidente, ma ci sembrava troppo politicizzato. Noi volevamo mantenere distacco dalla politica e così abbiamo scelto lui. Aveva buone idee e tempo da dedicare alla battaglia. Ad esempio il maxi striscione da tre chilometri da srotolare in riva al Po è stata una sua proposta. Mi sembrava una persona corretta, non ha mai rubato soldi. Anzi a volte ce li rimetteva per noi. Nel Comitato non ha mai parlato del Secessionismo». «L’ho visto l’ultima volta a Natale 2012 — testimonia invece il sindaco Francesco Premoli —. Abbiamo parlato ancora della discarica. È sempre stato una persona a modo, gentile, cordiale. Sono rimasto sorpreso».

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