Brivio (Lecco), 17 giugno 2018 - I settant'anni di Electro Adda sono una festa di famiglia, della famiglia Riva, che da tre generazioni produce motori elettrici: dal primo capannone artigianle della Elettromeccanica Lecchese messo in piedi dai fratelli gemelli Luigi e Antonio in via Sirtori (1948), nel centro città, passando a una dimensione industriale con la costruzione del capannone di Belledo (1959) e a quello di Beverate, dove l’azienda si trasferisce assumendo l’attuale denominazione. É qui che ieri si è tenuta la festa dove i settant’anni di lavoro coincidono con settant’anni di passione, «la stessa stessa che ogni mattina, quando arrivo a Beverate, vedo in tutti voi», ha ricordato Lorenzo Riva che l’azienda la guida da anni e da uno è pure al timone di Confindustria Lecco-Sondrio.

Emozionatissimo, Riva non si è soffermato sui numeri di un gruppo che oggi comunque dà lavoro a 171 dipendenti (110 a Beverate, 27 in Germania e 34 in Romania) e fattura (2017) 27 milioni di euro. È la parola «passione» a tornare più volte nel suo discorso «la passione per quello che facciamo ogni giorno, per ciò che abbiamo ereditato dai nostri padri, per l’orgloglio e il senso di appartenenza verso tutto questo». Passione e affetto condensati nella doppia, tenerissima carezza regalata da Riva a papà Luigi (il fratello Antonio non c’è più) che sulla sedia rotelle assiste ai festeggiamenti insieme all’amico Attilio Cereghini, altro uomo storico dell’azienda. Passione e lavoro, i segreti di Electro Adda, archetipo dell’azienda lombarda, «un impasto tipico dei nostri anni ’60», come ha ricordato il sindaco di Lecco Virginio Brivio nell’omaggiare Riva di una targa e un francobollo autentico del ’48, l’anno in cui nacque azienda ma anche la Costituzione «fondata proprio sul lavoro». Una storia lunga settant’anni, «la storia di una famiglia che ha aggregato altre famiglie», ha ricordato il presidente della Provincia Flavio Polano.

Settant’anni di glorie «con Luigi e Antonio orgogliosi di vedere i loro motori muovere navi e alzare gru: era come se muovessimo il mondo», ma anche di momenti difficili, come gli anni ’80 che Riva non ha voluto dimenticare: «La crisi e la concorrenza dei motori dell’est ci portò alla scelta di chiudere lo stabilimento di Belledo dove eravamo arrivati ad avere 400 dipendenti: furono mesi dolorosi anche per la nostra famiglia, oltre a quelle dei dipendenti che persero il lavoro. Era come se si fosse spento un sogno». Di lì la necessità di rilanciarsi anche attraverso la delocalizzazione «sebbene la progettazione e il know how siano ancora qui», dice fiero Riva. Punto decisivo perchè «se è difficile che nascano oggi aziende così - ricorda Daniele Riva, presidente dela Camera di Commercio - è importante che strutture come questa rimangano sul territorio».