Valmadrera (Lecco), 14 febbraio 2014 - Tutto confermato. La Corte di Cassazione non ha spostato di una virgola la sentenza con la quale (11 luglio 2012) la Seconda sezione penale della Corte d’Appello a Milano (11 luglio 2012) aveva condannato i sette imputati. Di fatto la Corte d’Appello aveva confermato la sentenza di primo grado (11 Febbraio 2011) con la quale il giudice Paolo Salvatore aveva accolto la tesi dell’accusa, affidata al sostituto procuratore Paolo Del Grosso, il quale al termine della propria requisitoria aveva ricordato come «tutti hanno concorso alla condotta colposa e pertanto tutti devono ritenersi responsabili». Beatrice Locatelli era morta, a soli cinque anni, travolta da un cancello di duecentocinquanta chili mentre giocava nel cortile davanti a casa, in via Magistris, a Valmadrera.Tutti responsabili per non essersi resi conto che quel cancello, così come era stato fissato con il solo fil di ferro, rischiava di ribaltarsi molto facilmente. Nel secondo capo d’imputazione un altro comportamento omissivo: non aver circoscritto l’area del cantiere con una recinzione adeguata (o con cartelli di pericolo), che di fatto avrebbero evitato alla piccola Bea anche solo di avvicinarsi a quel cancello.

I due fabbri Giuseppe e Maurizio Monti, padre e figlio che realizzarono, installarono e fissarono il cancello della tragedia - erano stati condannati rispettivamente a due anni e quattro mesi e a un anno e due mesi. Invece Matteo Bugatti, il progettista, aveva avuto una condanna a un anno e sei mesi oltre che una sanzione di tremila euro. Pena di due anni a Davide Dell’Oro, che del cantiere in cui era avvenuto l’incidente era responsabile per la sicurezza. Un anno e dieci mesi ai committenti, i fratelli Emilio e Franco Brioschi, mentre un anno alla madre Teresa Rusconi. Era il 12 maggio 2007 e ora, a distanza di quasi sette anni, la sentenza della Cassazione pone la parola fine a una vicenda che aveva sconvolto la cittadina dell’hinterland lecchese.

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