Roma - Il futuro di Alitalia è ora nella mani del presidente del consiglio Mario Draghi chiamato a decidere sulle due bozze per rilanciare Ita, Italia Trasporto Aereo, la newco pubblica creata per rilanciare la compagnia aerea di Stato. Le due bozze contengono due ipotesi - non dissimili tra loro - di piano industriale di rilancio e sono il frutto di un lavoro congiunto di tre ministri: Daniele Franco (Economia), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibili). La decisione di palazzo Chigi è attesa a breve anche dalla stessa vice-presidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, che aveva invitato l'Italia a presentare un nuovo documento , mentre resta in sospeso anche la decisione finale sui due prestiti ponte da 1,3 miliardi erogati alla vecchia Alitalia nel 2017 e 2019.  Il tempo stringe perché la stagione estiva è alle porte e per intercettare le prenotazioni occorre avviare al più presto la macchina. Nel nuovo decreto Sostegni invece dovrebbe essere confermata la cifra di 100 milioni di euro per consentire alla compagnia aerea di continuare a volare e pagare gli stipendi.

Le ipotesi

Le due bozze di piano industriale giunte sulla scrivania del premier, come detto, non si discostanti molto e non sono "esenti da sacrifici", come confermano fonti istituzionali. Da una parte c'è l'esigenza di ottemperare alle richieste della Commissione Ue che da tempo chiede discontinuità con Alitalia in amministrazione straordinaria usando diverse configurazioni degli asset (per esempio abbandonando il programma fedeltà MilleMiglia, tenendosi in cambio l’handling) e attraverso equilibri differenti (rilevando la manutenzione, ma gestendola in minoranza e dando la maggioranza a un partner industriale). Quando Draghi farà la sua scelta la documentazione verrà inviata a Bruxelles per la fase di negoziazione mentre in parallelo si proseguirà con la "due diligence" di Ita che dovrà mettere mano alla "data room" di Alitalia.

Il compromesso

Il governo italiano è chiamato a un lavoro di compromesso che da una parte deve dare garanzie all'Antitrust Ue sulla reale discontinuità economica tra la newco e la vecchia compagnia. I nodi da sciogliere sono tanto per cominciare le dimensioni della flotta e la riduzione degli slot, questioni su cui i sindacati da sempre hanno ingaggiato una battaglia contro la Ue accusata di voler ridimensionare Alitalia a vantaggio del vecchio continente. Altre questioni da risolvere riguardano il marchio e il passaggio degli asset alla newco. Nel frattempo  Bruxelles ha approvato una quarta tranche di ristori per Alitalia da 12,8 milioni per i danni subiti a causa delle restrizioni dovute al Covid nel gennaio di quest'anno che diminuiranno nei prossimi mesi a fronte della riapertura delle rotte.  

Il tempo stringe

Il tempo (tecnico) è quasi scaduto per ITA. Servono una sessantina di giorni per avviare le operazioni e il via libero degli uffici della commissaria europea per la Concorrenza Margrethe Vestager deve arrivare non oltre metà maggio per provare a riacciuffare la programmazione estiva e mettere in moto la macchina organizzativa della newco. È vero che le persone continuano a prenotare molto a ridosso della partenza del proprio viaggio, ma è altrettanto vero che la guerra tariffaria delle low cost — soprattutto sui voli interni all’Italia — rischia di lasciare le briciole alla nuova Alitalia. Secondo le previsioni della Iata proprio questo segmento di mercato sarà quello che recupererà di più rispetto al 2019 (con una riduzione del 35% circa).

L'attacco

"I miliardi bruciati da Alitalia sono un affronto per un Paese in ginocchio". L'ennesimo attacco alla compagnia aerea di bandiera, fiaccata dalla pandemia e alle prese con un auspicato rilancio che sistemi una grave situazione debitoria nota da anni, arriva da "Codici". L'associazione per la tutela dei diritti dei consumatori attiva da oltre 30 anni e riconosciuta dal  Ministero dell’Interno, il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali prende spunto da un recente report di Mediobanca, che ha calcolato quanti soldi pubblici ha ricevuto la compagnia aerea dallo Stato. “Il bilancio è catastrofico – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, parliamo di un pozzo senza fondo, di una situazione peggiore di qualsiasi fallimento. Nel decreto Rilancio di maggio erano stati stanziati 3 miliardi per la costituzione della newco Ita. Soldi bruciati nell’arco di un solo anno, con la spesa totale sostenuta dallo Stato italiano in 47 anni che raggiunge la cifra allucinante di circa 13 milardi. Uno scandalo, che in un momento come questo caso assume i contorni dell’affronto per un Paese ridotto in ginocchio dall’emergenza Covid19. Adesso dovrebbero essere stanziati circa 100 milioni per garantire l’operatività di Alitalia mentre le negoziazioni con l’Europa per la nascita di Ita vanno avanti. Se la paragoniamo ai numeri del passato, anche recente, è una cifra che sembra una paghetta settimanale. È arrivato il momento di tirare una linea. Non è possibile continuare a mettere le mani nelle tasche degli italiani per tenere in piedi la compagnia aerea”.