E' il momento del dolore, ma anche il giorno in cui è iniziata la ricerca della verità. La tragedia della funivia Stresa-Mottarone costata la vita a 14 persone, oltre al bimbo di appena 5 anni ricoverato in ospedale, deve avere un perché. Al momento le certezze sono la rottura della fune traente e la mancata entrata in funzione del sistema di sicurezza a ganasce che avrebbe evitato la caduta al suolo della cabina. "In questa fase è comunque importante avere tanta cautela. Con la fretta si rischia di fare ulteriori danni", dice l'ingegnere Gianpaolo Rosati, ordinario di Tecnica delle Costruzioni al Politecnico di Milano, in passato consulente della Procura di Genova nell'indagine sul crollo del Ponte Morandi.

Professor Rosati, qual è la sua prima impressione?
"Dare risposte definitive adesso è impossibile. Sicuramente si è spezzato il cavo traente, dalle immagini emerge con chiarezza che quelli portanti sono integri. Adesso periti e tecnici devono cristallizzare le prove e studiare la situazione nei minimi dettagli. Non solo la scena del disastro, credo sia fondamentale ispezionare anche le stazioni a monte e a valle. Saranno necessari almeno sei mesi di verifiche".

Cavo traente o portante, quali sono le differenze?
"Il cavo traente ha il diametro di un orologio da polso, è formato da diversi fili intrecciati di acciaio. Quello portante, invece, è molto più grosso, ha una forma cilindrica e una superficie liscia per permettere alle ruote di scorrere nel miglior modo possibile". 

Cosa potrebbe aver causato la rottura del cavo?
"Le ipotesi sono diverse. La diminuzione della resistenza, dovuta ad elevati livelli di corrosione dei materiali, è un motivo plausibile. Oppure la fune potrebbe aver ceduto nei punti più delicati, dove ci sono gli attacchi del carrello che traina la cabina. Ma non solo, c'è da considerare la possibilità del cedimento per le troppe sollecitazioni. Il cavo scorre su due grandi ruote: se quella a valle dovesse bloccarsi, l'impianto a monte continuerebbe a tirare fino a strappare tutto. Ma esiste anche un ulteriore scenario".

Quale?
"Ad esempio che l'impianto sia scarrellato dal cavo portante. In quel momento il traente si romperebbe e i freni, che agiscono proprio sulle funi portanti, non potrebbero intervenire. Questa è l'ipotesi più remota, anche se ora non possiamo escludere nulla".

A proposito di freni, perché non sono entrati in funzione?
"Un sensore potrebbe non aver funzionato a dovere. Oppure un guasto al sistema di sicurezza, sarà importante capire se l'impianto era idraulico o elettromeccanico".

Eppure gli ultimi controlli risalgono a novembre-dicembre 2020.
"Qui entra in gioco il fattore umano, che di solito pesa tantissimo nelle cause degli incidenti. Nel mondo della meccanica esistono direttive specifiche sulle verifiche da effettuare. Abbiamo una cultura radicata, basti pensare ai piani e libretti di manutenzione. C'erano già negli anni Sessanta, soprattutto per quanto riguarda il settore automotive e gli aerei. Purtroppo va detto che quando c'è di mezzo l'aspetto economico, la sicurezza rischia di passare in secondo piano. Non è un problema solo del nostro Paese, ad esempio ho visto crollare ponti in Canada e Bolivia. Tutti noi dobbiamo farci un esame di coscienza e capire che le disgrazie possono capitare".

Incidenti che appunto accadono in impianti datati come quelli italiani.
"Dalle funivie ai viadotti ferroviari e autostradali, la maggior parte delle opere è stata costruita almeno cinquant'anni fa. Dobbiamo stare molto attenti perché ai tempi gli strumenti per pensare e costruire erano diversi da oggi. I manufatti sono stati progettati per durare cento anni, ma senza adeguate manutenzioni il loro ciclo di vita si abbassa drasticamente. E' inaccettabile aspettare una tragedia per poi dare il via ai controlli. Purtroppo penso che tante strutture in Italia non siano a posto e presentino pericoli".

Cosa si dovrebbe fare?
"Bisogna avere il coraggio di chiudere e fare tutto il necessario per rimettere in sicurezza le opere. Vanno svolte ispezioni visive accurate per poi procedere con una diagnosi precisa sullo stato del manufatto. Salvare delle vite umane è un obbligo morale".

Lei ha lavorato all'indagine sul Ponte Morandi, la presidente del comitato Ricordo Vittime ha detto che "la tragedia della funivia non è un caso". Cosa ne pensa?
"Ho il timore che possa proprio essere così".