Una manifestazione di protesta
Una manifestazione di protesta

Green pass al lavoro, il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. Da venerdì 15 ottobre, infatti, sarà necessario presentare la certificazione verde anti-Covid per poter entrare in azienda. Un obbligo, valido sia nel pubblico sia nel privato, che sta scatenando proteste in tutta Italia. A Torino hanno sfilato in corteo centri sociali, lavoratori in agitazione e i contrari al Green pass, mentre tra i 2.500 manifestanti di Genova i no pass erano a braccetto con i sindacati di base. A Trieste a opporsi alle scelte del governo erano in 10mila. Stesse scene anche a Firenze, Cagliari, Roma, Milano. Ma quali sono i settori produttivi che rischiano di andare il tilt?

E' la settimana del Green pass. Aziende a rischio caos. Rispunta l'idea obbligo vaccinale

Green pass lavoro, le ultime novità: niente sospensione dei lavoratori sprovvisti / PDF

Porti

A Trieste la tensione è alle stelle per quanto riguarda il porto. In piazza sono scesi i rappresentanti dell'Unione sindacati di bade, anarchici, ferrovieri, tassisti e portuali. "Se il certificato sarà obbligatorio bloccheremo il porto", le parole del coordinatore dei lavoratori del porto Stefano Puzzer, che analizza un dato significativo: su 950 lavoratori il 40% non ha il pass. Inoltre anche gli altri porti italiani si stanno organizzando in questo senso, "in particolare Genova, che con Trieste è sempre allineata".

Metalmeccanici

All'ex Ilva di Taranto sono a oggi circa 1.600, su un organico di 8.200 diretti, i dipendenti di Acciaierie d'Italia che non risultano ancora muniti di Green pass. Lo ha comunicato l'azienda dopo l'incontro con i sindacati metalmeccanici. "L'azienda proseguirà ancora in questi giorni la raccolta del certificato - dice Vincenzo La Neve della Fim Cisl -. Nel fine settimana ultimo sono circa 600 i certificati inviati all'azienda. Attualmente non sappiamo se questi lavoratori non hanno comunicato nulla all'azienda per un ritardo, un disguido oppure perché realmente non si sono vaccinati. Chiusa la fase della raccolta del Green pass, l'ex Ilva - prosegue La Neve - effettuerà il controllo del possesso della certificazione direttamente ai tornelli d'ingresso dello stabilimento".

Ristorazione

"L'obbligo del Green pass inciderà sul tessuto economico del nostro Paese, formato per la quasi totalità da microimprese. Nell'ambito del settore Horeca le conseguenze saranno pesanti. Veniamo da un periodo a dir poco difficile, che ha messo in evidenza, fra l'altro, la problematica della mancanza del personale di sala e cucina". L'allarme arriva da Paolo Bianchini, presidente dell'associazione di categoria Mio Italia, Movimento imprese ospitalità. "Da una ricerca effettuata dal Centro studi di Mio Italia - ricorda - è emerso che dal momento delle riaperture a oggi circa il 35% delle aziende ha lavorato sotto organico. Inoltre, si stima che il 25% del personale non sia ancora vaccinato e non abbia intenzione di farlo per timore degli effetti collaterali. La mancanza dei dipendenti andrà a peggiorare la precaria e faticosa situazione, generando una diminuzione della produzione e il conseguente calo di fatturato, già dimezzato rispetto il periodo pre Covid". "Per questi motivi riteniamo più che fondata la nostra richiesta di cancellazione totale di questo inutile e dannoso provvedimento, applicato solo in Italia, che minaccia il diritto al lavoro di decine di migliaia di italiani", ha concluso Paolo Bianchini.

I numeri

Circa 4-5 milioni di lavoratori non sono ancora vaccinati. Infatti, secondo l'ultimo report del Governo, ci sono 8,4 milioni di italiani over 12 che non hanno ricevuto nemmeno una dose. Di questi, oltre 6.271.788 sono persone in età potenzialmente lavorativa: 914.671 della fascia d'età 20-29, 1.379.327 nella fascia 30-39, 1.702.924 nella fascia 40-49, 1.435.196 nella fascia 50-59 e 839.670 nella fascia 60-69. Secondo i dati Istat relativi al quarto trimestre 2020 il tasso di occupazione nella fascia 20-64 anni è del 62,9%: sarebbero dunque quasi 4 milioni i lavoratori non vaccinati.

Allarme tamponi

"Se i dipendenti non si vaccineranno durante questi giorni - spiega il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta - bisognerebbe fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e ciò non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità". Una emergenza, quella dei milioni di test che il sistema produttivo non sarebbe in grado di garantire, alla quale c'è un'unica soluzione, afferma Cartabellotta: "Questi lavoratori vadano a vaccinarsi, oppure bisognerà andare verso un obbligo vaccinale".