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14 feb 2022

Covid, dai vaccini le cellule con la memoria di ferro: quanto e come proteggono dal virus

Nessuna variante buca lo scudo vaccinale. La ricerca Usa-Italia pubblicata sulla rivista Cell: le cellule T smascherano il virus anche quando cambia faccia grazie alle mutazioni

A handout photo dated 26 June 2020 and made available by the Oxford University 23 November 2020, showing employees processing serum at the laboratories of Oxford University to produce a coronavirus vaccine jointly with AstraZeneca, Oxford, United Kingdom. The Oxford University/AstraZeneca coronavirus vaccine has an average efficacy of 70.4 per cent in preliminary results, Oxford University / AstraZeneca announced on 23 November 2020, and can be stored in a standard fridge.  ANSA/OXFORD UNIVERSITY / JOHN CAIRNS / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Un laboratorio Covid

Roma, 14 febbraio 2022 - Dalla Delta a Omicron, le varianti del Covid non riescono a bucare la protezione dei vaccini, che continuano a farci scudo contro il virus molto a lungo. Il motivo? Perché oltre agli anticorpi stimolano la formazione di cellule T, cellule del sistema immunitario dalla "memoria di ferro" che sanno smascherare e combattere il virus anche quando cambia faccia grazie alle mutazioni. Queste cellule, capaci di riaccendere in tempi brevissimi la risposta immunitaria, persistono in circolo a lungo, mantenendo dopo 6 mesi dalla vaccinazione una risposta reattiva contro tutte le varianti, in media pari a circa l'87-90%, che scende appena all'84-85% soltanto per Omicron.

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Le cellule T sono la chiave per una protezione immunitaria di lunga durata, a prescindere dalle possibili mutazioni future del virus.  A determinare questi importanti risultati è uno studio pubblicato sulla rivista Cell da un team di ricerca de "La Jolla Institute for Immunology di San Diego", guidato da Alessandro Sette dell'Università della California a San Diego, in collaborazione con il gruppo del professor Gilberto Filaci, direttore dell'Unità di Bioterapie del Policlinico San Martino di Genova e professore ordinario di Scienze tecniche di medicina e di laboratorio dell'Università di Genova.

"Lo studio consente di prevedere che l'immunità indotta dai vaccini sia molto prolungata, oltre che probabilmente efficace, anche contro le varianti future. La dose booster si conferma come il metodo migliore per richiamare alla lotta altre cellule T di memoria, rafforzando la nostra linea di difesa contro il virus", spiega Filaci.  La ricerca ha analizzato la risposta delle cellule T e dimostrato che riconoscono tutte le dieci diverse varianti emerse negli ultimi mesi, Omicron compresa, e restano capaci di dare una risposta immunitaria efficace anche a 6 mesi di distanza dalla vaccinazione.

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Analizzando le cellule T di persone vaccinate con 4 differenti vaccini (Pfizer-BioNTech, Moderna, Johnson&Johnson e Novavax), i ricercatori hanno osservato che la reattività delle cellule T a sei mesi è infatti in media dell'87-90% rispetto a quella iniziale post-vaccinale e scende appena all'84-85% contro Omicron, indipendentemente dal vaccino ricevuto.

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