I sintomi per cui preoccuparsi
I sintomi per cui preoccuparsi

Come se non bastasse il Covid, nelle ultime settimane sono emersi nuovi "allarmi": il virus sinciziale, l'influenza che rischia di essere più aggressiva. E i genitori, specie quelli di bimbi piccoli, alle prese con le prime vere malattie dei propri pargoli, rischiano di andare nel panico. Il più delle volte però non ce n'è bisogno ed è raro (ma può succedere) che un bimbo abbia bisogno del ricovero in ospedale (com'è successo recentemente alla piccola Vittoria, figlia di Chiara Ferragni e Fedez). E allora diventa importante conoscere i parametri da tenere sotto controllo per capire quando basta pazientare un po' e quando invece bisogna chiamare il medico o - peggio - correre al pronto soccorso. Ecco qui un decalogo di consigli utili stilato grazie al dottore Tommaso Montini, pediatra di famiglia di Napoli amatissimo di persona e anche sui social, dove dispensa dritte "salva genitori" con uno stile unico. 

Covid, virus sinciziale, influenza: cosa dobbiamo aspettarci 

Cosa dobbiamo aspettarci? La normalità! Dobbiamo riscoprire che "normalità" è convivere e confrontarci con miliardi di altri abitanti di questo mondo, i microorganismi, che da sempre hanno avuto un ruolo fondamentale nei processi dell’evoluzione.
Ogni giorno ne incontriamo un numero infinito. Tantissimi sono "amici" e convivono con noi, tantissimi vorrebbero trasformarci in un "buon pasto" ma il nostro potente sistema immunitario sempre in attività h24 è molto efficiente e non glielo permette.
Tutto qui. E le malattie? Ogni tanto ci ricordano che qualche battaglia è un po’ più dura, ma comunque rappresentano un ottimo sistema per rafforzare le nostre difese (sono fantastici immunostimolanti) e renderci più forti. Nel periodo del lockdown durante il Covid, i nostri bambini non sono mai stati così sani. Ovvio! Con distanziamento e mascherine abbiamo impedito ai "poveri germi stagionali" di passare da un ospite all’altro. "Povere bestie" è stato un tempo davvero difficile per loro. Adesso che siamo tornati ad abbracciarci… è un bel momento di "recovery" anche per loro.  Dovevamo aspettarcelo, ma abbiamo perso un pochino l’abitudine e ora ci sembra strano o eccezionale. 

Le malattie tipiche di questa stagione

Ovviamente i cosiddetti "raffreddori" che raffreddori non sono perché con il freddo non c’entrano niente. Più correttamente dobbiamo chiamarle infezioni virali delle prime vie respiratorie. Un problema? Direi proprio di no. Sono infezioni che restano nelle prime vie respiratorie perché quella è la porta di ingresso principale, ma c’è un sistema immunitario efficientissimo che blocca tutto lì e impedisce che i germi entrino più profondamente. Un naso chiuso o una banale faringotracheite sono il segno di un successo. Non una debolezza. Un mal di gola è il segno di ottima risposta immunitaria. Se qualcosa infatti non funziona al meglio, o perché l’aggressore è particolarmente cattivo o perché le difese non sono state abbastanza efficienti, le infezioni si chiamano polmoniti, ascessi, otiti importanti, meningiti ecc… Visitiamo i bambini? Certo. Ma per vedere se c’è qualcosa di diverso da una banale gola rossa. Se ci sono cioè complicanze. Se il problema è "alte vie respiratorie" la conclusione della visita dovrebbe essere una stretta di mano e un "complimenti signora il suo bambino funziona perfettamente!". Aggiungerei che queste malattie intercorrenti banali, per quanto fastidiose, sono ottima "ginnastica" per allenare e far maturare un sistema immunitario in crescita. 

Il virus sinciziale

"Allarme virus sinciziale!" Sembra che all’allarme Covid! ci si sia un po’ abituati e che l’annuncio abbia un po’ perso energia (sbagliatissimo!). Ok, e allora diamo una smossa, virus respiratorio sinciziale, e mettiamoci anche che "il Vesuvio scoppierà improvvisamente il mese prossimo" che "i terroristi stanno progettando un attentato sotto casa nostra" e che la prossima pioggia sarà "il più terribile alluvione dell’anno!". Chissà perché piace creare sempre allarmi e tensioni. Ogni fatto o notizia o anche pubblicità incide di più nel nostro cervello se si accompagna a una partecipazione emotiva, bella o brutta che sia. Una notizia che allarma o anche che genera piacere si fissa meglio e vende di più. Per questo i telegiornali e i titoli sembrano annunciare sempre una "notizia straordinaria". Si chiama marketing! Serve per vendere meglio. 

E allora… "Allarme virus respiratorio sinciziale". C’è sempre stato (o non c’è mai stato) e il VRS ha sempre fatto il suo mestiere. Forse la particolarità di questi giorni è che è un pochino in anticipo rispetto agli altri anni, vero, ma come sempre rappresenta un rischio solo per i bambini molto piccoli perché è il responsabile della bronchiolite. E’ arrivato in forma più massiccia? Beh, se normalmente a ottobre non lo vedevamo e adesso lo stiamo vedendo… certo, dico che è “in forma più massiccia”. Ma se stessimo a febbraio direi "no" e aggiungerei un tranquillo "come sempre". Malattia grave? Nella grande maggioranza dei casi non lo è affatto e guarisce anche da sola. Ma durante il suo decorso può esserlo e può essere necessario un trattamento con ossigeno. Per questo i piccoli spesso vanno in ospedale. Per tutti gli altri resta un problema banale e come sempre "stagionale".

Le differenze con l'influenza? E il Covid?

Il virus respiratorio sinciziale è uno dei tantissimi virus respiratori che, come tutti gli altri, entra attraverso le goccioline microscopiche che emettiamo quando parliamo o respiriamo e ha quindi le stesse modalità di trasmissione. Nessuna differenza quindi rispetto a influenza, covid, rinovirus, coronavirus e tutti gli altri. Il virus respiratorio sinciziale però sa scendere meglio di altri lungo l’albero respiratorio. Provoca banali "raffreddori", tracheiti, bronchiti e pure polmoniti virali ma guarisce da solo e in genere
preoccupa molto poco. Il problema è solo nei bambini piccoli perché con loro riesce facilmente a localizzarsi nei bronchioli ed è il principale responsabile delle bronchioliti. Quindi l’attenzione è solo per i bambini molto piccoli. Per loro è vero, potrebbe essere pericoloso. Per questo i bambini nati prematuri o di basso peso, quindi più a rischio, vengono oggi tutti protetti con la somministrazione preventiva di un anticorpo monoclonale ogni mese nei primi mesi. Ma diciamolo! Nelle nostre strutture specializzate la bronchiolite si gestisce tranquillamente, e nella grande maggioranza dei casi anche la bronchiolite guarisce da sola e serve solo una terapia di supporto. 

Febbre, colorito, respiro, puntini: quali aspetti da tenere sotto controllo

Guardiamo il bambino! Non il termometro. Come sta? Gioca, sorride, è ben orientato, gira per la casa, è vivace?  Tutto ok. Nessuna fretta per parlare con il pediatra. E’ abbattuto? Dorme sempre? E’ poco reattivo? Non è ben orientato? Serve una visita.
Slogan che ripeto spesso: una meningite non ride mai. E poi guardiamo il colorito: è pallido, grigiastro, giallastro? Facciamolo vedere. E’ roseo come sempre? Tutto bene, attendiamo. Sulla pelle possiamo vedere esantemi, orticarie, dermatiti… Abbiamo tutto il tempo per farli valutare, senza urgenza. Dobbiamo invece essere bravi a riconoscere segni emorragici, perché quelli meritano sempre una visita. Le ecchimosi, facili da riconoscere meritano attenzione se sono in zone non soggette a traumi e se non
hanno una spiegazione. Le petecchie che sono micro emorragie capillari sono più subdole. Hanno l’aspetto di piccoli puntini rosso scuro. Come le riconosciamo? Semplice, ci premiamo su con un dito. Se il puntino scompare e ricompare il sangue è nei vasi, non è una petecchia e non ci interessa cosa sarà. Se invece il puntino non si muove può essere un piccolo stravaso. Certo, può essere anche tante altre cose, ma se prima non c’era e premendoci sopra non scompare, facciamolo vedere subito. Particolarmente se c’è una febbre. 

Ma una mamma con grande facilità può anche imparare a valutare il circolo. Si vede dal pallore (lo abbiamo già detto) o dal colorito grigiastro o bluastro (ma non servono queste chiacchiere per non spaventarsi con questi colori) ma si può facilmente valutare con il tempo di perfusione capillare che chiamiamo in “medichese” refill capillare (gli inglesismi hanno sempre il loro appeal). Che cosa è e come si valuta? Facilissimo! Premiamo su un’unghia. L’unghia diventa bianca. Lasciamo la pressione e l’unghia diventa subito rossa come prima. Questo è il tempo di refill capillare. Normalmente l’unghia torna rossa in meno di tre secondi; se ci impiega di più (i secondi si contano così: milleuno, milledue, milletre) serve una visita del dottore presto. 

E la tosse? E se avesse la bronchite? Meglio correre subito dal dottore o stare sereni e rivalutare? Che può saper vedere una mamma? Una mamma può imparare facilmente a misurare la frequenza respiratoria. Se impara, aiuta il dottore tantissimo e può essere più brava del suo fonendoscopio. Come si fa? Si guarda il pancino che sale e scende mentre il bambino dorme (e solo mentre dorme). Contiamo quante volte lo fa in un minuto. Ci preoccupiamo e lo diciamo subito al dottore se lo fa più di 60
volte nel primo anno, 50 fino a due anni, 40 dopo. La frequenza respiratoria è più precisa dell’orecchio del dottore per individuare le polmoniti. 

E la febbre? Non l’ho nominata nemmeno, perché non è la febbre che ci aiuta a capire se dobbiamo davvero preoccuparci o no, esclusi i primi tre mesi e le temperature che superano i 40°. I bambini infatti possono avere situazioni gravi con una ipotermia e una banale faringite o con una febbre a 39°. 

Tosse: cosa c'è da sapere

Tosse grassa… Mettiamola a dieta! La pubblicità degli sciroppetti ha insegnato che dovremmo valutare se la tosse è secca o grassa per decidere quale usare e ho visto anche la pubblicità di uno sciroppo che miracolosamente andrebbe bene per
entrambe. Fantastico. La verità è che una tosse irritativa inizia come stizzosa secca, e poi diventa produttiva, cioè grassa. Quindi non serve a niente guardare lo stato nutrizionale di una tosse! Meglio ragionare diversamente: per tossire serve un complesso sistema che richiede una contrazione coordinata di gruppi muscolari che vengono attivati da un centro specializzato che è nel cervello: il centro della tosse. Al centro della tosse arrivano afferenze da "sensori" che sono disseminati in tutto l’albero respiratorio. Ogni micron quadrato ne è pieno come un campo minatissimo. Qualsiasi cosa vada a stimolare questi "sensori" fa partire il riflesso della tosse. I recettori di cui parlo non ci sono nel naso e nella gola. Iniziano dalla trachea in giù e non ci sono nemmeno
nella zona alveolare del polmone. Questo significa che se la tosse non c’è, i bronchi, dalla trachea in giù, non sono coinvolti. Oppure che si è assunto un forte calmante della tosse centrale, oppure che si è tossito talmente tanto che si sta morendo e non si riesce a tossire più. E’ vero come eccezione che la polmonite, quella che non passa per i bronchi, quella cioè più cattiva che fa arrivare l’infezione al polmone attraverso il sangue potrebbe non fare tosse (abbiamo detto che i recettori della tosse non ci sono nella zona alveolare). Ma in questi casi (rari) i bambini stanno malissimo. Sono abbattutissimi, pallidi, con febbre altissima e hanno sempre un chiaro aumento della frequenza respiratoria (come abbiamo detto). E allora: muchi senza tosse? Bambino che sta bene? Problema banale tra naso gola! I bronchi non c’entrano.

"Ma il bambino tossisce un poco…". Se il muco scende dal retro faringe e arriva alla trachea, certo, stimola i recettori della tosse. In questo caso però la frequenza respiratoria sarà normale, le condizioni generali ottime e la tosse sarà occasionale.
Vedremo una tosse insistente nel momento di addormentarsi perché con la posizione distesa il muco scende dall’alto più facilmente, ma dopo un po’ quando il bambino resterà fermo a dormire probabilmente si fermerà perché si fermerà il muco che ristagna tra naso e gola. Se invece il problema è localizzato nei bronchi i recettori della tosse saranno stimolati continuamente. La tosse sarà molto insistente e frequente e lo sarà particolarmente tutta la notte perché la posizione distesa rende più difficile l’espansione del polmone. E allora: tosse molto molto frequente, particolarmente notturna? Facciamo visitare il bambino. Tosse a crisi, ma non frequente, con bambino vivace che nel cuore della notte dorme tranquillo? Restiamo sereni e rivalutiamo in base al decorso. La misura della frequenza respiratoria in ogni tosse è il di più che non fa sbagliare mai. 

I sintomi per cui preoccuparsi

La risposta esatta dovrebbe essere: "quando il bambino sta male". Abbiamo raccontato quali sono le cose che dobbiamo saper vedere per decidere se sta male. Facciamo un riassunto e aggiungiamo cose ovvie: si corre al pronto soccorso per ogni perdita di coscienza (ma nessuno aspetta di leggere queste righe per farlo). Si deve correre se compaiono improvvisamente segni emorragici in corso di febbre (li ho raccontati). Ovviamente si corre per le crisi convulsive (con l’eccezione di quelle già note come convulsioni febbrili semplici, ma non ne ho parlato). E’ importante una visita urgente con i segni della insufficienza respiratoria. Non ho raccontato l’affanno, ma il bambino pallido bluastro con difficoltà respiratoria (aumento netto della frequenza) deve essere subito visto. Necessaria una visita presto con i segni gravi di una disidratazione (refill capillare patologico e bambino abbattuto). Una valutazione urgente è importante anche nel vomito incoercibile e il dolore addominale acuto. Quello che piega in due il bambino. Serve poi sempre una visita presto per il bambino che dorme sempre. Quello che ha difficoltà a svegliarsi. E quello che ha 39° di febbre? Diamogli una tachipirina e lasciamolo in pace. La meningite non si vede dal termometro. Va bene, non voglio fare il talebano e allora diciamo che anche la febbre ha la sua dignità per essere accolta in un pronto soccorso. Ma da sola merita attenzione solo quella del neonato fino a tre mesi e l’iperpiressia, cioè una temperatura che supera i 40,5°. Tutte le altre… Tachipirina e pace. 

L'influenza: sarà più aggressiva?

Permettetemi delle napoletanissime corna. La risposta giusta è che non lo sappiamo, punto. Ma se parliamo di influenza è inutile presentarla come "più aggressiva". L’influenza è sempre una vera catastrofe. Per i pediatri, per tutto il sistema sanitario, per l’economia, per i servizi pubblici, per una intera nazione. Non per il singolo bambino sano che dopo qualche giorno di febbre torna sano come un grillo. Si manifesta sempre come epidemia esplosiva e in poco tempo mette a letto tutti i bambini insieme alle loro
famiglie. I mass media che "vendono" notizie si impegnano bene a spaventare tutti e ogni febbre alta diventa una richiesta di "emergenza assoluta". Un pediatra di famiglia riceve anche 40-50 di queste "emergenze assolute" al giorno, perché quando la
febbre arriva a 39° i genitori vanno nel panico e il sistema collassa. I pronto soccorso vengono presi d’assalto e nel caos generale “scappa” il caso importante che viene travolto dall’acuto banale di una semplice febbre influenzale. E allora? E allora senza bisogno di fare terrorismo diciamo che dobbiamo vaccinarci. Dobbiamo farlo per tentare di evitare una epidemia e quando si parla di epidemie (dovremmo averlo imparato con il Covid) il paziente è la popolazione non noi. Quindi dobbiamo farlo tutti. 
Dobbiamo farlo perché l’influenza può essere molto cattiva per gli anziani, i malati cronici, le donne in gravidanza, gli immunodepressi… e non perché sarà "cattivissima quest’anno". Può essere molto cattiva perché è influenza e basta. Dobbiamo vaccinarci noi per proteggere le persone più fragili evitando il diffondersi di una epidemia. Vaccinare solo loro le protegge poco perché loro rispondono meno bene al vaccino e rischiano lo stesso se noi restiamo egoisticamente chiusi a compiacerci della nostra buona salute.
Dobbiamo farlo perché ammalarci tutti insieme significa il blocco dei servizi, gravi disagi e immensa spesa per tutto il paese. L’influenza poi può avere sintomi identici al Covid e con una emergenza epidemica ancora in atto rischia di mandare al collasso ogni sistema ancora più facilmente. 



Si possono evitare le malattie di stagione?

Uhm… Le corna? Chiedo scusa, mi è scappata! Ok torno serio. Ma chiedo: sicuro che bisogna prevenire le malattie di stagione? Se la natura ha scelto questo sistema per far maturare e plasmare un sistema immunitario, se ogni malattia lascia un bagaglio di anticorpi e dopo l’età dell’asilo i bambini smettono di ammalarsi continuamente, è proprio giusto "curare" un bambino sano? Il mercato è ricchissimo e davvero ci si perde tra vitamine, zinco, lisati, batterici, prodotti di sintesi, erbe e pure prodotti omeopatici.
Prodotti che funzionano? Ma si, sono tutti prodotti che qualcosa fanno, ma non è possibile fare studi controllati davvero sicuri su malattie così eterogenee in popolazioni così difficili da inquadrare. E allora qualcuno è felice di usarli, qualcuno resta del tutto deluso. Io li uso poco, ma se le mamme insistono qualcosa prescrivo anche io in casi particolari, anche se resto poco convinto. In pratica si tratta dare farmaci ad un bambino sano che sta bene per… non darne. La vera prevenzione, quella che è certamente utile ce l’ha insegnata il Covid. Arieggiare gli ambienti, non soggiornare in luoghi chiusi insieme a chi tossisce o starnutisce, ridurre i contatti, usare mascherine se si è malati. E poi non fumare. Non fumare vicino ai bambini, certo, per l’azione tossica diretta del fumo. Ma non fumare e basta. Perché? Perché il fumatore, che ha sempre una flogosi cronica delle vie respiratorie, emette germi con il respiro anche quando sembra stia bene. Inoltre un po’ di tosse un fumatore ce l’ha sempre, e ogni colpo di tosse è
una impallinata nell’ambiente dove soggiorna. I figli dei fumatori sono sempre più malati dei bambini i cui genitori non fumano. Smettere di fumare è difficile, ma sapere che il fumo danneggia chi si ama di più può essere una motivazione forte. Per questo lo dico qui. Un fumatore che smette di fumare dopo tre mesi recupera guarisce la sua flogosi cronica. Il catrame accumulato resta, va bene, ma i bambini si ammalano molto meno.