Filippo Anelli presiddente di  Fnomceo, Federazione nazionale Ordini dei medici
Filippo Anelli presiddente di Fnomceo, Federazione nazionale Ordini dei medici

Roma - Prendere il Covid è molto più pericoloso che ricevere il vaccino. Non usa mezzi termini Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, parlando di AstraZeneca a "Radio Anch'io", la trasmissione di Radiouno Rai. Incalzato sul punto sicurezza dal conduttore, Giorgio Zanchini, Anelli ha detto: "Il vaccino è sicuro, i casi rarissimi, ancora tutti da studiare, e il Covid è molto più pericoloso. Non c'è dubbio" che i benefici siano maggiori dei rischi. Se uno contrae il Covid ha la possibilità molto più elevata di morire piuttosto che di avere un effetto collaterale da AstraZeneca come da tutti gli altri vaccini. Quindi il vero problema per noi è ridurre la mortalità".

"Io credo che il tema riguardi la sicurezza, come per tutti i farmaci - ha aggiunto -. E questo è un farmaco che stiamo usando per la prima volta e quindi il fatto di dover, anche in corsa, andare a definire bene quali sono le categorie, le possibilità di miglior utilizzo del farmaco lo si può fare anche in corsa. Questo avviene per qualsiasi farmaco. Ci sono tanti farmaci che sono stati messi in commercio, e poi pian piano, sulla base, delle segnalazioni si sono definite meglio le indicazioni e le controindicazioni". E, sulle vaccinazioni nelle aziende e nelle farmacie, Anelli ha ribadito, ancora una volta, l'importanza della presenza di un medico. "Noi pensiamo che la presenza del medico riduca il più possibile i ritardi negli interventi lì dove ci dovessero essere questi rari casi di reazione. La presenza del medico dà sicurezza e dà anche tranquillita' ai colleghi. Oltretutto è assolutamente fondamentale per decidere il tipo di vaccino e se uno si deve vaccinare o meno".

Sul tema del continuo aggiornamento delle indicazioni d'uso del vaccino Astrazeneca, il sito Fnomceo sottolinea che non si tratta di cambiare "opinioni", ma di raccomandazioni formulate dopo un'attenta valutazione delle prove scientifiche. "E' un possibile risultato dell'attività di farmacovigilanza - spiegano i dottori - Dobbiamo sottolineare, infatti, che la ricerca in ambito farmacologico - ma più in generale in ambito terapeutico - non si arresta al momento dell'approvazione di un medicinale o di una tecnologia". "Quindi, l'adattamento delle strategie vaccinali ai dati raccolti costantemente è una notizia che dovrebbe tranquillizzarci - affermano -. In tanti Paesi del mondo, la ricerca sta lavorando per mettere a punto le migliori strategie vaccinali, anche in termini di dosi, programmi e combinazioni di vaccini. Non si conosce ancora con sicurezza la durata dell'immunità mediata dal vaccino o l'impatto che potranno avere le vaccinazioni sulla diffusione del coronavirus. Non si tratta solo di rendere disponibili i vaccini il più velocemente possibile, ma di assicurarci che, man mano che questi farmaci vengono utilizzati, siano portati avanti studi di sorveglianza per stabilire come agiscano nei diversi scenari".

"Il requisito fondamentale è che i dati raccolti dai ricercatori siano ottenuti correttamente e comunicati in maniera trasparente, fugando ogni dubbio sulle difficolta' di comunicazione che si sono verificate nelle ultime settimane".