Milano, 30 novembre 2020 - 

LETTERA

Tremo all’idea di quanto tempo ci vorrà per mettere d’accordo oltre trecento teste, tante quante sono previste nella futura task-force che dovrà gestire i Recovery Fund. Mi auguro non si accumulino altri ritardi e che non ci si perda in discussioni... Gianni P., Milano

RISPOSTA

Tutto si potrà dire, fuorché non sia stato garantito il massimo della partecipazione. Fermandosi solo ai numeri, una task-force di oltre trecento persone per attuare al meglio il Recovery plan e gestire il recupero della competitività e dell’economia dopo l’ondata Covid, appare mole gigantesca. In fin dei conti la filosofia è la solita: un organo di indirizzo politico e un altro di indirizzo tecnico-esecutivo. E proprio per storia ben nota è qui che compare il rischio di una grande macchina che potrebbe rallentare l’operatività richiesta. Già l’Europa - quella che ragiona e guarda avanti - ha fatto capire più volte che sta aspettando giusto l’Italia, che non ha intenzione di lasciarla indietro. Chissà come verrà accolta la presentazione di un gruppo che potrebbe essere così composito e che per mole potrebbe lasciar intendere forti dibattiti interni che chiedono discussioni per arrivare a comporre un progetto comune. Dita incrociate.