Milano, 26 marzo 2020 - Mentre l’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) ha dato il via libera all’uso di droni per consentire le operazioni di monitoraggio degli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale, al fine di contrastare la diffusione del Covid-19, il governo sta decidendo se introdurre l’utilizzo delle app anti-contagio, sul modello coreano. Si tratta di applicazioni in grado di tracciare gli spostamenti degli utenti, segnalare i luoghi frequentati da chi è stato contagiato e risalire alle persone con le quali è venuto in contatto.

La strategia è quella della Corea del Sud, adottata con delle varianti anche da Israele, e consente di contenere il virus senza dover arrestare il sistema produttivo di un Paese. Lo svantaggio è che l’app deve essere installata da tutti, altrimenti l’efficacia della soluzione si riduce. Ma affinché le app non diventino il pretesto per una sorveglianza di massa, occorrerà seguire alcune avvertenze. Anzitutto dovrà essere una legge (o un decreto legge) a disciplinare la materia che, vista la delicatezza per le libertà individuali, non può essere affidata a una semplice ordinanza della Protezione civile. Bisognerà poi controllare che i nostri dati non vengano utilizzati dalle compagnie telefoniche e dai colossi del web (in caso di loro coinvolgimento) per finalità di profilazione eccedenti gli scopi di tutela della salute. Infine occorrerà prevedere un controllo da parte del Garante della privacy affinchè non ci siano violazioni e tutto possa cessare con il superamento dell’emergenza Covid-19. Altrimenti rischieremmo di continuare ad essere spiati senza motivo.