Trezzano (Milano), 28 maggio 2015 - Non c'è pace alla Ri-Maflow, la cooperativa di lavoro nata sulla ceneri della Maflow, una delle numerose imprese italiane che, seppur in salute, sono state vittime della delocalizzazione e del trasferimento della produzione all’estero e del conseguente licenziamento di centinaia di lavoratori. Ieri sera nel corso di un’assemblea pubblica i lavoratori che, organizzati in autogestione stanno lottando per mantenere con le unghie e con i denti un posto di lavoro e la dignità che ne consegue, hanno spiegato gli ostacoli che mettono un freno al loro progetto e che rischiano di far chiudere anche la Ri-Maflow. Dopo la denuncia alla prefettura, i tavoli sulla sicurezza e la chiusura di alcuni progetti (ad esempio il bar allestito all’interno degli spazi di via Boccaccio e il mercatino dell’usato) i lavoratori hanno organizzato un incontro per spiegare le nuove avversità che attraversano la loro strada. "Un incontro dovuto per spiegare e svelare l’attacco che questo progetto subisce da mesi mettendo seriamente a rischio la possibilità di proseguire questo percorso di dignità, reddito e alternativa alla crisi.- hanno spiegato i soci fondatori - Un momento di confronto per liberare il campo da pregiudizi portati avanti soprattutto da chi la Rimaflow non l’ha mai frequentata ne vissuta".

Il rumore che è stato sollevato intorno a Ri-Maflow ha portato la prefettura di Milano a riconvocare un tavolo tra le parti (Ri-Maflow, la banca proprietaria della struttura, il comune e gli altri attori di questa vicenda) per oggi. Da qui l’appello a partecipare. "Il percorso che abbiamo fortemente voluto con la proprietà della fabbrica e con il Comune di Trezzano, per risolvere i nodi che ci permettessero di avviare la cooperativa per la produzione del bancale etico e non solo, si è arenato e non per nostra responsabilità - spiega Luca Federici di Ri-Maflow - Il tavolo della trattativa che abbiamo chiesto in prima persona al Prefetto di Milano, per giungere finalmente ad un concordato con la proprietà dell’immobile e con il Comune di Trezzano, se in un primo momento sembrava procedere per il meglio, tanto che si sperava di concludere già a metà aprile, oggi, nonostante le nostre sollecitazioni, non sappiamo ancora quando potrà esserci un prossimo incontro. Intanto diverse nostre attività, come ad esempio il mercatino dell’usato, sono in fase di dismissione, ed altre, come quelle culturali, siamo già stati obbligati a chiuderle. Tutto questo a causa di norme burocratiche e problematiche che la miopia istituzionale non ha reso risolvibili, nonostante Rimaflow sin dall’inizio abbia puntato a una regolarizzazione di tutte le attività lavorative e culturali che si svolgevano in fabbrica ricercando garanzie e rispetto delle norme e della sicurezza anzitutto per chi lavora».