Mediglia, 9 settembre 2017 - La salma del parroco è bloccata in camera mortuaria e i fedeli insorgono chiedendone l’immediata sepoltura. Succede a San Martino Olearo, una frazione di Mediglia dove don Lino Gavazzotti, morto il 2 settembre a 85 anni, aveva chiesto di essere tumulato nella «tomba dei sacerdoti» del cimitero di San Martino per riposare accanto a don Mauro Micheli, don Vincenzo Cavalli e don Angelo Iseni, suoi predecessori. Subito dopo la cerimonia funebre del compianto pastore, avvenuta il 4 settembre, arrivati al cimitero i parrocchiani hanno però avuto la sgradita sorpresa di scoprire che don Lino avrebbe dovuto trovare un’altra estrema dimora: la tomba in questione, infatti, risulta essere di proprietà di tale Gioconda Boati che, nel 1936, ne aveva comprato lo spazio in perpetuo.

In questi giorni, mentre il Comune ha iniziato la frenetica ricerca della signora Boati o, più probabilmente, dei suoi eredi e contemporaneamente don Davide Verderio, successore di don Lino, si è attivato per fare approntare una nuova tomba a pochi metri di distanza, le spoglie mortali di Don Lino hanno stazionato nella camera mortuaria del cimitero, provocando lo sdegno dei fedeli. Dopo alcuni giorni di attesa, i parrocchiani hanno deciso di dare apertamente battaglia riunendosi davanti al cimitero: «Don Lino era diventato uno di noi – hanno dichiarato – l’amico fraterno di tutti. Lo ricordiamo ancora quando, da giovane, veniva in bicicletta da Mezzate per fare il catechismo. Da allora per noi c’è sempre stato. Dove c’era bisogno lui correva, non si prendeva mai una pausa neanche per le vacanze estive. È una vergogna che ora venga ripagato così e non venga rispettata la sua volontà di essere seppellito nel posto da lui scelto. Era un sacerdote meraviglioso, le sue spoglie meritano maggiore rispetto e il Comune e la parrocchia devono risolvere il problema subito, altrimenti in qualche modo ci penseremo noi».

A nulla sono valse le argomentazioni del vicesindaco Gianni Fabiano, accorso sul posto per placare gli animi: «Siamo disponibili a trovare soluzioni ma all’interno della legalità. Non possiamo utilizzare a nostro piacimento una tomba che risulta appartenere a un privato. Spetta alla parrocchia dare ulteriori disposizioni».

«Nessuno si aspettava che la «tomba dei sacerdoti» non fosse agibile – gli fa eco don Davide – Fra qualche giorno il nuovo tumulo sarà pronto e a don Lino verrà data finalmente sepoltura. Lui era una persona schiva e umile, non avrebbe voluto tutto questo clamore». Una soluzione temporanea è arrivata grazie a Umberto Lovati, imprenditore agricolo che si è offerto di ospitare don Lino nella sua cappella di famiglia per tutto il tempo necessario a trovare una dimora definitiva.