Buccinasco (Milano), 23 agosto 2017 - Papalia chiede il silenzio. E lo fa con una lettera, indirizzata al sindaco di Buccinasco Rino Pruiti e protocollata dai suoi legali. Si sente vittima dei media e si appella al sindaco, tanto da indirizzargli una missiva, e sottolinea “di avere doveri ma anche il diritto al rispetto di quella sfera di intangibilità che ci rende un Paese – auspicabilmente – civile” – scrive. E prosegue: “Proprio in nome di quella pace sociale da tutti doverosamente inseguita, e di là di intemperanze dei mezzi di comunicazione, ci appelliamo dunque a Lei per condividere i medesimi auspici”.

Papalia chiede di essere considerato un normale cittadino, ma non la pensa così il Comune. "La risposta deve essere chiara – dichiara il sindaco di Buccinasco Rino Pruiti – e non può che essere una: no. Buccinasco non starà in silenzio, Buccinasco non potrà mai considerare Rocco Papalia come un cittadino uguale agli altri, perché lui non lo è. Non possiamo far finta di niente e dimenticarcene, tutt’altro, noi lo vogliamo far sapere a tutti, vogliamo far conoscere la storia della ‘Platì del Nord’, un appellativo che non abbiamo scelto noi e non ci piace ma che non possiamo ignorare”.

Niente silenzio, quindi, per il boss della ‘ndrangheta, 67 anni, tornato a casa dal carcere da quasi quattro mesi dopo 26 anni di reclusione con le accuse di omicidio, sequestro di persona, traffico di droga e armi e associazione. “Non dimentichiamo – chiude Pruiti – l’insegnamento del giudice Paolo Borsellino che invitava i giovani a parlare di mafia, parlarne alla radio, in televisione, sui giornali, parlarne”.