Vaprio d'Adda (Milano), 23 giugno 2016 - Schede elettorali vidimate e firmate della Zona 6 di Milano recapitate a Francesco Sicignano a Vaprio. L’ex candidato a Palazzo Marino per Forza Italia le ha trovate nelle cassetta della posta l’altro ieri, nella sua villetta di via Cagnola, la stessa dove il 20 ottobre scorso sparò e uccise il giovane ladro albanese entrato per derubarlo. Il pensionato con aspirazioni politiche le ha subito consegnate ai carabinieri. "Un fatto gravissimo - commenta Sicignano -, quelle schede non sarebbero dovute uscire dal seggio". Saranno gli investigatori a spiegare come e perché i quattro tagliandi verdi che dovevano servire a eleggere i consiglieri della Barona e del Lorenteggio (Municipio 6) siano finiti invece sul fiume.

"Sono certo che in caserma faranno luce sull’accaduto. Resta però il fatto che qualcuno si è appropriato di schede che non dovrebbero lasciare la sezione elettorale", rincara l’ex candidato azzurro. "Sono deciso ad andare fino in fondo, nel nostro Paese le regole non valgono per tutti. E chi si macchia di reati, spesso non paga". Da quando è balzato agli onori della cronaca, la casella postale di Sicignano è diventata un luogo per denunciare fatti di vario genere. Bullismo e ingiustizie varie. Sempre per mano di ignoti. "Credo che la gente mi consideri un punto di riferimento - spiega il pensionato -. Forse quelle schede sono un messaggio cifrato, qualcuno probabilmente voleva segnalare qualcosa di anomalo successo nei rioni popolari di Milano durante le operazioni di voto".

Non è la sola "stranezza" elettorale che ha coinvolto il vapriese più famoso degli ultimi mesi, al centro anche del caso sul nome sbagliato al seggio di via Stoppani: Siciniano anziché Sicignano. Alla fine ha preso 52 preferenze, poche per sedere in aula, ma non è questo il punto. "Se fossero state zero o tremila non farebbe differenza: non si riesce mai a capire chi sbagli e a inchiodarlo alle proprie responsabilità". L’avventura politica per Sicignano era cominciata prima della richiesta di archiviazione presentata dalla Procura sulla vicenda giudiziaria finita con lui nei panni di paladino della sicurezza. Per il pm Antonio Pastore il pensionato agì per legittima difesa. Ora si attende la decisione del gip, ma l’esito, dopo le perizie che hanno confermato la sua versione, sembra scontato.