Pioltelllo (Milano), 22 settembre 2017 - «Ho perso mio figlio: voglio sapere perché un uomo così forte sia entrato in ospedale vivo e da lì non sia più uscito. È impossibile che una ferita da poco lo abbia ucciso: sono certa che quell’infezione si poteva fermare». È un grido disperato quello lanciato ieri mattina dalla pioltellese Rosa Elena Marazzia, la mamma di Rocco Sellitto, il 49enne deceduto giovedì scorso all’Uboldo di Cernusco.

Sellitto è entrato in pronto soccorso per un’infezione al braccio sinistro nella mattinata del 13 settembre, il giorno dopo è deceduto per un attacco cardiaco. Cosa sia accaduto in quelle 24 ore è tutto da stabilire. La ricostruzione della famiglia non coincide con quanto emerso dall’indagine interna dell’ospedale, troppe le incongruenze tra il racconto dei genitori e il resoconto dell’Azienda ospedaliera.

A stabilire le cause del decesso – e capire quale sia la versione esatta – saranno i risultati dell’autopsia, che dovrebbero arrivare a giorni. Per il momento, quel che rimane è tanto dolore. «Quest’estate mio figlio si è ferito con un braccialetto: un buchino da poco, nulla di preoccupante», racconta la mamma. «A luglio il buco si è infettato – continua il papà, Elio Armando Sellitto – Rocco è andato in ospedale e lo hanno vaccinato per il tetano. Non sappiamo in quale ospedale lo abbiamo visitato la prima volta, lui ci aveva detto che era il San Raffaele, ma là non risulta». Fatto sta che qualche settimana dopo la situazione è peggiorata, a quel punto è andato al pronto soccorso di Cernusco.

«I medici lo hanno visitato, medicato e dimesso con un antibiotico per fermare l’infezione – proseguono i genitori – Era un farmaco talmente forte che nostro figlio si sentiva sempre stanco. Continuava a cambiare la medicazione e la ferita era sempre sotto controllo. È andato cinque volte all’ospedale di Cernusco, ogni volta pulivano la ferita e lo rimandavano a casa. Però era sempre più rossa, a nessuno è venuto il dubbio che andava fatta una medicazione più profonda, per pulire meglio la ferita e bloccare l’infezione».

A un certo punto, la situazione è degenerata. «La settimana scorsa è tornato a casa con la febbre – dice Rosa Elena Marazzia – era debilitato e gli ho fatto prendere la tachipirina. Il braccio era gonfio, continuava a dirmi: mamma mi fa tanto male. La mattina dopo, la febbre è salita, era arrivata a 40. Ci siamo spaventati e abbiamo chiamato l’ambulanza».

Secondo la cartella clinica, il triage di accettazione è stato fatto alle 11.13, poi è rimasto in ospedale fino alle 18, quando gli è stata somministrata una terapia antibiotica. «È rimasto in attesa per ore, la spalla si continuava a gonfiare, mio figlio si lamentava dal dolore. Se lo avessero visitato subito, lo avrebbero salvato, Non si può morire in quel modo, ci devono dire perché nessuno si è mai accorto che la situazione era così grave, eppure è stato in pronto soccorso tante volte».

«Non abbiamo ricevuto nessun avviso di reato, al momento non esiste un’indagine giudiziaria a nostro carico. Non si può parlare di un caso di malasanità: il paziente è arrivato con un quadro septico grave ed deceduto per un attacco cardiaco, molte ore dopo l’intervento chirurgico». A rispondere alle accuse lanciate dalla famiglia Sellitto è Mario Alparone, direttore generale dell’Asst Melegnano-Martesana. Quello che non quadra ai genitori di Rocco Sellitto sono quelle ore trascorse tra l’arrivo in ospedale e la somministrazione della terapia antibiotica, avvenuta quasi sette ore dopo. Secondo l’ospedale, Rocco Sellitto si sarebbe allontanato dal pronto soccorso, ma la famiglia non è d’accordo.

«Era talmente debilitato dalla febbre che mio figlio si è addormentato, per questo non ha sentito la chiamata dei medici. È assurdo che nessuno sia uscito a controllare se era ancora in barella, io l’ho trovato lì quando sono arrivato e stava male», racconta Elio Armando Sellitto, il papà. In serata le condizioni di salute di Rocco Sellitto si sono aggravate, tanto da spingere i medici a portarlo in sala operatoria.

«Valutata l’emergenza, è stato effettuato un intervento chirurgico intorno alle 23 – continua la ricostruzione di Alparone – mezz’ora dopo il paziente è stato portato in corsia ed era stabile. Solo il mattino dopo ha avuto una crisi cardiaca ed è deceduto. Capisco il dolore e sono vicino alla famiglia».

Il legale dei Sellitto, Stefano De Cesare, sta seguendo la vicenda: «L’ospedale non aveva disposto nessuna autopsia, a quel punto la famiglia ha sporto denuncia per omicidio colposo contro ignoti per accertare cosa sia accaduto in quelle ore». La mamma chiede chiarezza. «Non si può morire per una ferita al braccio – dice Rosa Elena Marazzia – ho fatto l’infermiera per 35 anni e per questo dico che portare il camice è una missione, non si trattano così i pazienti. Chi ha sbagliato deve essere licenziato, mi hanno tolto mio figlio».