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Ragazzo ucciso nel Kent "Gridavano: 'Italian shit', l'hanno massacrato come bestie"

Il racconto del sindaco di Nibionno "Famiglia avvertita dopo 24 ore"

Joele era in camera già in pigiama e guardava la televisione con l'amico Alex Galbiati. Gli aggressori avrebbero urlato offese contro gli italiani e poi assalito come furie, ma per la polizia del Kent non è un caso di razzismo. Indagati quattro lituani

di Daniele De Salvo

Uno scorcio dell'abitazione dove ha vissuto Joele Leotta, nella frazione di Tabiago a Nibionno (Cardini)
Uno scorcio dell'abitazione dove ha vissuto Joele Leotta, nella frazione di Tabiago a Nibionno (Cardini)

Maidstone, 23 ottobre 2013 - “Italian shit”, “Italiani di merda, ci rubate il lavoro”. Poi li hanno massacrati di botte. Joele Leotta, 19 anni, di Nibionno in provincia di Lecco, non ha potuto nulla per parare i colpi, mentre Alex Galbiati, coetaneo di Molteno, l'amico di sempre ha cercato di difenderlo. Stavano guardando un film, erano già in pigiama quando sono stati aggrediti da un gruppo di giovani che hanno fatto irruzione. In due contro sette, o forse di più, non c'era scampo. Quando i soccorritori sono intervenuti sul posto in quella stanza di Lower Stone Street, a Maidstone, nel Kent, il nibionnese versava in condizioni disperate. Trasferito d'urgenza con l'eliambulanza, è morto poco dopo il ricovero al King's College Hospital di Londra. Quattro lituani sono stati indagati per l'omicidio: si tratta di Aleksandras Zuravliovas, di 26 anni; Tomas Gelezinis, 30 anni, Saulius Tamoliunas, 23 anni e Linas Zidonis, di 21 anni. Sono accusati anche di lesioni gravi per l'aggressione all'amico di Joele.

LE INDAGINI - Gli agenti della polizia locale sono stati chiamati, domenica notte, intorno alle 23.30 locali, nell'appartamento di Lower Stone Street, dove il giovane e il suo amico Alex risiedevano da pochissimi giorni. La polizia ha arrestato nove persone, i presunti componenti del branco omicida. Di questi, due sono già stati rilasciati su cauzione, gli altri sette sospetti sono stati trattenuti in carcere. Hanno tutti tra i 21 e 30 anni. Fermati  e interrogati anche altri sospettati, tra i quali un 45enne rilasciato su condizionale. C'è inoltre un decimo fermo, eseguito oggi, a carico di un uomo di 30 anni. Domani i quattro lituani arrestati compariranno davanti ai giudici della Medway Magistrates' Court via video link.

"Non stiamo trattando l'episodio come un incidente a sfondo razziale", ha detto un portavoce della polizia che però ha anche smentito il movente legato al lavoro. A questo proposito tuttavia il sindaco di Nibionno, Claudio Usuelli, ha accusato le autorità inglesi di aver informato con grave ritardo la famiglia, che in realtà è stata contattata da un'amica di Joele. Dalla ricostruzione sono stati avvisati prima i Galbiati, presso i quali la famiglia Leotta ha avuto informazioni. Insieme si sono recati dai carabinieri di Cassano Magnago che, ignari della vicenda, hanno contattato la Farnesina. Le informazioni ufficiali sono arrivate quindi 24 ore dopo l'accaduto.

Usuelli ha insistito sul motivo razziale dell'aggressione: "Ho saputo da fonti molto qualificate che hanno sfondato la porta della camera dove dormivano i due ragazzi urlando 'Italiani di merda, ci rubate il lavoro'. Se questo non e' un movente razziale cos'altro", prosegue il sindaco. "E' sconvolgente il fatto che un ragazzo cosi' giovane lasci il suo Paese, gli affetti, la famiglia, le amicizie per farsi un esperienza di vita libera e che invece trovi una morte cosi' assurda determinata da una banda di energumeni. Non vi sono per loro altre definizioni: sono delle bestie. Quando ci saranno le esequie proclameremo il lutto cittadino perche' e' una tragedia''. 

Le indagini per ricostruire con precisione quanto successo domenica sera sono ancora in corso. Come sono in fase di accertamento i motivi dell'assalto, sebbene parrebbe che le persone che hanno aggredito i due italiani abbiano ringhiato frasi razziste, accusandoli di sottrarre lavoro agli inglesi. Sembrerebbe fossero ubriachi fradici e probabilmente anche sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e che abbiamo agito con una ferocia e una brutalità inaudita. La polizia sta verificando anche altri moventi e in particolare l'ipotesi che si sia trattato di un tentativo di furto finito in tragedia o di uno scambio di persona.

L'AMICO - Leotta e Galbiati erano arrivati in Inghilterra solo una decina di giorni prima per guadagnarsi da vivere come camerieri al Vesuvius restaurant, una pizzeria del posto gestita da italiani emigrati, che adesso è stata chiusa in attesa degli sviluppi dell'inchiesta. I proprietari del locale, in attesa dell'arrivo dei genitori, si sono occupati di Galbiati, che ha riportato ferite alle braccia, ma dopo essere stato medicato in ospedale, è stato successivamente dimesso.

E' stato lui il giorno seguente ad avvisare i propri familiari i quali poi hanno contattato anche il papà e la mamma della vittima, mentre la conferma della tragedia sarebbe stata fornita solo molte ore dopo da parte dei funzionari della Farnesina. “Non sappiamo molto – ci ha spiegato Luca Galbiati, imprenditore e padre di Alex, prima di imbarcarsi -. Nostro figlio è molto scosso ma fisicamente sta bene”. “Non ho osato chiedergli cosa avvenuto – ha aggiunto Omar, il fratello maggiore -. Credo sia stato picchiato anche lui perchè ha tentato di difendere Joele”.

La notizia dell'assurdo episodio si è diffusa in paese solo questa mattina, mercoledì, dopo la pubblicazione dell'articolo in esclusiva sul nostro giornale Il Giorno. Per tutti si è trattato di un brusco risveglio. “E' assurdo, quei ragazzi sono andati in Inghilterra per costruirsi un futuro, non per trovarsi faccia a faccia con la morte”, commenta il sindaco del paese Claudio Usuelli. Intanto in Facebook gli amici di Joele hanno aperto una pagina in memoria del compagno ucciso.

(aggiornato da Redazione online)

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