Milano, 30 settembre 2017

DOMANDA:

Caro direttore, mi pare che la decisione del preside della scuola steineriana di Milano sia un gesto liberatorio per tutti. Mandare a zappare nell’orto i ragazzi che abbandonano i rifiuti e infrangono le regole della comunità, beffandosi delle multe perché «tanto le paga papà», è un gesto da applaudire. A rovinare i giovani sono state mamme (e papà) che non hanno mai saputo educarli. Pensandoci bene, qualche oretta nell’orto a lavorare e riflettere farebbe bene anche a diversi genitori. Giuseppina, Milano

RISPOSTA:

Sono d'accordo: la scelta del preside dell’Itsos Albe Steiner di Milano, che non a caso abbiamo deciso di raccontare nell’edizione di oggi del «Giorno», è da guardare con interesse e curiosità. La scuola, se davvero deve essere il luogo che preserva e trasmette - insieme alla formazione didattica e alla cultura - i valori della società e della convivenza civile, deve saper trovare ogni strada che possa rivelarsi utile a insegnare l’educazione ai ragazzi. Contro chi si beffa del divieto di fumare e, peggio, abbandona rifiuti, le multe previste per legge non bastano e non servono. Meglio sperimentare formule che possano poi diventare piccole, grandi lezioni di vita. E chissà che essere costretti a coltivare l’orto o potare gli alberi in giardino non insegni poi, con efficacia, l’amore e il rispetto della natura oltre che quello delle regole. La formula dei lavori socialmente utili è stata da tempo adottata da diversi Comuni nei confronti di cittadini inadempienti circa il pagamento delle contravvenzioni o dei tributi locali. Non è sbagliato. Perché risarcisce la comunità del danno subito e insegna magari qualcosa a chi ignorava il rispetto della comunità. sandro.neri@ilgiorno.net