Laura Taroni in aula, in Tribunale
Laura Taroni in aula, in Tribunale

Saronno (Varese), 30 settembre 2020 - C'è stata una "elusione integrale" del problema delle condizioni psichiche sollevato dalla difesa di Laura Taroni, l'ex infermiera dell'ospedale di Saronno condannata in appello a 30 anni di reclusione con l'accusa di aver dato cocktail di farmaci letali a suo marito,
nel 2013, e a sua madre, nel 2014, nell'ambito di una relazione "criminosa e sentimentale" con l'ex primario del Pronto soccorso Leonardo Cazzaniga, condannato all'ergastolo per aver accelerato la morte di alcuni pazienti ricoverati nel nosocomio della Valle Olona. Lo sottolinea la Prima sezione penale della Cassazione nelle motivazioni - depositate oggi - del verdetto pronunciato lo scorso undici settembre con il quale, accogliendo il ricorso dei legali della Taroni, aveva annullato con rinvio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Milano la condanna della donna, pronunciata il tre luglio 2019.

In pratica dovrà essere condotto un altro esame che accerti se l'ex infermiera è imputabile, o se ha disturbi mentali che possono escludere la sua responsabilità o mitigarla. "Deve ritenersi un dato processuale incontrovertibile - scrive la Cassazione - quello secondo cui alla censura sulla imputabilità di Laura Taroni, la Corte di assise di appello di Milano non rispondeva, nonostante su tale, decisivo, profilo valutativo fosse stata articolata una specifica doglianza dalla difesa dell'imputata". La Cassazione ricorda che Taroni era stata sottoposta a perizia dalla professoressa Isabella Merzagora e dal dottor Franco Martelli che avevano escluso fosse
un caso di incapacità di intendere e volere. I due clinici avevano però rilevato "la sussistenza di un disturbo della personalità, senza tuttavia pervenire a corrette conclusioni circa la sua incidenza sulla imputabilità".

Ora ci sarà un appello bis per riesaminare le condizioni psichiche dell'ex infermiera dell'ospedale di Saronno. Annullate con rinvio anche le lievi condanne per Claudio Borgio e Daniele Sironi, camici bianchi dell'ospedale del varesino rimasti coinvolti marginalmente in questa vicenda. Respinti invece i ricorsi di Fabrizio Frattini e Giancarlo Favia, anche loro nella 'situazionè degli altri due medici del nosocomio della Valle Olona.