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Stop alla fuga dei cervelli in Ticino. Sgravi fiscali alle aziende di confine

Proposta di legge da Confartigianato: benefici per 50mila lavoratori

di FABIO FLORINDI
Ultimo aggiornamento il 14 ottobre 2017 alle 07:16
Aziende svizzere in cerca di operai specializzati

Luino (Varese), 14 ottobre 2017 - Incentivi fiscali contro il dumping salariale svizzero. Le imprese varesine puntano sui lavoratori per rilanciare l’economia, chiedendo un incentivo fiscale per arrestare la fuga delle professionalità, per lo più giovani e qualificate, dalle aziende italiane di confine verso le imprese con sede in Canton Ticino, attrattive sotto il profilo della remunerazione.

La proposta “Aree di confine” è stata messa a punto da Confartigianato Varese e ha l’ambizione di recepire le criticità denunciate dagli imprenditori del Luinese e della Valcuvia. A trarre beneficio sarebbero 50mila persone nell’area oggetto dell’intervento, per i quali il documento prevede l’innalzamento dell’importo netto in busta paga. Per accedere al regime fiscale incentivante, i lavoratori dovranno dimostrare di risiedere in Italia, avranno l’obbligo di vivere in un Comune di confine per almeno tre anni successivi all’assunzione (o per i tre mesi precedenti all’entrata in vigore della norma) e dovranno essere occupati in un’impresa con sede legale entro i venti chilometri dal confine.

Se verranno rispettati questi requisiti, il reddito da lavoro dipendente prodotto in Italia potrà concorrere alla formazione della base imponibile nella misura che va dal 70 al 50%. «Siamo consapevoli delle difficoltà che incontreremo lungo il cammino che abbiamo scelto d’intraprendere a sostegno delle imprese dell’area del Luinese e della Valcuvia», commenta il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli. «Parliamo di imprese - ha aggiunto - che con coraggio affrontano la quotidianità di un territorio non facile dal punto di vista logistico e infrastrutturale, oltre ai costi aggiuntivi che queste condizioni impongono nel confronto con competitor attivi in zone più facilmente raggiungibili e meno esposte al dumping salariale esercitato dalle aziende ticinesi». Da parte sua il direttore generale Mauro Colombo, sottolinea: «Non lavoriamo per colpire chi sceglie di lavorare fuori dall’Italia, ma per sostenere chi in Italia intende rimanere, a beneficio di un sistema economico che, in alternativa, potrebbe abbandonare luoghi e terre destinati alla desertificazione produttiva». Inoltre è stato avviato un progetto formativo articolato in due fasi: la prima prevede una formazione tecnica (tra le 40 e le 80 ore) mirata alle esigenze occupazionali del territorio, attraverso un corso finanziato da fondi formazione con l’impegno, da parte dell’azienda, ad assumere. La seconda contempla corsi post-diploma (biennali o annuali) nell’ambito dei quali, il 50% dei docenti proviene dal mondo del lavoro e delle professioni e sia garantito il 30% di ore di tirocinio.

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