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L’ultima grande sfida del Birrificio Poretti: "Puntiamo all’estero"

I 140 anni dell’azienda di Induno Olona

di FABIO FLORINDI
Ultimo aggiornamento il 21 gennaio 2018 alle 08:22
Visita guidata al Birrificio Poretti (Newpress)

Induno Olona (Varese), 21 gennaio 2018 - Ha 140 anni, ma non li dimostra. Il Birrificio Angelo Poretti di Induno Olona, nel Varesotto, ha ringiovanito e cambiato con decisione la sua immagine, mettendo sul mercato prodotti nuovi ha portato la sua birra a tornare ad essere una delle più vendute in Italia. Artefice della rivoluzione Alberto Frausin, chiamato nel 2007 a svolgere il ruolo di amministratore delegato di Carlsberg Italia, di cui la Poretti fa parte.

Il 140esimo anniversario ha un sapore particolare?

«Direi proprio di sì, questi ultimi anni sono stati contrassegnati da una seconda vita del marchio, che è stato rilanciato in Italia. Ma guardando al futuro, oggi la sfida è anche internazionale e abbiamo iniziato a guardare fuori dall’Italia».

Com’è nata la birra Poretti?

«Il fondatore del birrificio, Angelo Poretti, era un uomo di straordinaria visione. Ha costruito la fabbrica a Induno Olona: a quei tempi le birrerie si costruivano nelle Prealpi per l’abbondanza di acqua e perché il freddo aiuta il processo di produzione. Lui era un uomo molto innovativo. Molti degli spunti che ha dato sono oggi presenti nei nostri prodotti. Siamo l’unico brand italiano che produce da sempre nello stesso sito di Induno. Lo stile liberty dell’edificio ricorda il passato, ma le nostre tecnologie avanzatissime ci proiettano nel futuro».

Ci sono stati anni difficili.

«Inutile negare che l’azienda ha avuto alti e bassi. Poi è entrata nel gruppo Carlsber tra fine anni ’90 e inizio 2000. Negli anni ‘90 i marchi italiani non erano molto di moda, ma grazie ad alcuni brand importanti e ai birrifici artigianali si è capito che in Italia si poteva produrre birra di altissima qualità. E anche noi siamo riusciti a trovare la via della crescita».

Siete riusciti a sfruttare l’Expo del 2015?

«Angelo Poretti aveva partecipato alla prima Esposizione universale di Milano e noi siamo stati protagonisti dell’Expo del 2015, eravamo la birra ufficiale del Padiglione Italia. Per noi è stato un motore straordinario di sviluppo».

Com’è stato l’anno che si è appena chiuso?

«Come gruppo Carlsberg siamo cresciuti a doppia cifra sul fatturato delle nostre birre e Poretti è cresciuta ancora di più. Siamo andati bene sui prodotti di alta qualità, il bilancio complessivo è estremamente positivo».

Le prospettive?

«Continuare lo sviluppo del Birrificio Angelo Poretti e dei nostri marchi principali, in particolare Grimbergen e Brooklyn, gli ultimi arrivati nel nostro portafoglio. La sfida è che la Poretti cominci ad avere un suo mercato anche all’estero, la nostra priorità sono i mercati anglosassoni».

Come va lo stabilimento di Induno Olona?

«La produzione è aumentata del 7% in volume, ci avviciniamo a 1,5 milioni di ettolitri. Abbiamo investito molto, una delle aree di investimento più importante è sulla sostenibilità: nel 2016 abbiamo realizzato un -20% nel consumo di acqua. Nello stabilimento tutta l’energia viene da fonti rinnovabili. Le tematiche ambientali sono una priorità».

Progetti?

«A Induno puntiamo su temi di carattere qualitativo e ambientale, anche perché spazi di crescita fisica dell’impianto non ci sono, visto che siamo all’interno di un parco. Però ci attrezzeremo per raddoppiare la capacità di accoglienza dei visitatori nello stabilimento. Dopo l’estate saremo in condizione di aprire maggiormente l’impianto».

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