La villa di Umberto Bossi a Gemonio (Newpress)
La villa di Umberto Bossi a Gemonio (Newpress)

Gemonio (Varese), 12 luglio 2019 - «Soltanto vendesi, vendesi. Mi sembra quasi impossibile». La passione per la musica del senatùr Umberto Bossi è nota, così come i suoi esordi da cantante con il nome di Donato. Chissà però se gli è venuto in mente ‘Il monolocale’, brano del 1980 firmato da Lucio Battisti e Mogol, al momento di mettere sul mercato la storica villa di Gemonio, paese del Varesotto, per anni residenza della tribù Bossi e, allo stesso tempo, fra i sancta sanctorum della Seconda Repubblica.

L'annuncio, comparso su un portale immobiliare, è stringato. «Gemonio: villa unifamiliare. Buono stato. 400 metri quadri. Euro 430mila». Dettagli per i potenziali compratori. Nove locali. Quattro bagni. Un grande giardino. Piscina e playground per giocare a pallacanestro, sport ‘nazionale’ nel Varesotto. Prezzo trattabile? Chissà. Non è, del resto, un esborso troppo alto per l’edificio d’epoca, di vago gusto liberty, costruito nella parte alta del paese. Una sorta di balcone, dal caratteristico colore giallo, che abbraccia con lo sguardo una fra le zone più belle della provincia. Due laghi a poca distanza, il Maggiore e quello di Varese. Il parco del Campo dei Fiori. E le Prealpi. 

Bossi acquistò la villa a fine anni ’80, poco dopo essere entrato in Parlamento, affidando i lavori a Giuseppe Leoni, l’architetto che con l’Umberto varcò, primi leghisti, la soglia dei palazzi romani. Appartengono a questa residenza alcune delle polaroid più nitide dell’epopea della Lega bossiana, ben diversa dall’ensemble sovranista plasmato dal capitano Matteo Salvini. Qui Umberto Bossi si fece fotografare per la prima volta dopo il malore che lo colpì nel marzo 2004. Era, di fatto, la sua prima apparizione pubblica post-ricovero, immortalata sulle pagine della Padania, house-organ lumbàrd. Mancavano pochi giorni a Natale.

Il Senatùr si fece ritrarre mentre faceva il presepe e, seduto su una poltrona davanti al camino, vergava di suo pugno un biglietto di auguri riservato ai militanti. Un altro scatto, risalente al 2007. Era fine estate e Bossi, ormai ristabilito, ospitò Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini per un vertice fra i leader dell’allora Casa della Libertà. Sotto il pergolato del giardino, seduti su una panchina di pietra, Roberto Calderoli officiante, i tre – scrissero le cronache dell’epoca – trovarono l’accordo sulla legge elettorale. Immagini sbiadite.

Arrivò  anche l’accusa, al tramonto politico del padrone di casa, di aver utilizzato fondi pubblici per alcuni lavori di restyling. Adesso Gemonio non è più al centro della scena politica. Si vende. Sipario.