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14 mag 2022

Crisi, Covid e menti deboli: il detonatore delle stragi di Samarate e Mesenzana

I deliri del padre-killer Alessandro Maja e quelli di Andrea Rossin che a Mesenzana uccise i figli 

andrea giorgio gianni
Cronaca
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Alessandro Maja ha ucciso la moglie Stefania Pivetta e la figlia Giulia

Busto Arsizio, 15 maggio 2022 - Alle difficoltà legate alla pandemia, che avevano ridotto il giro d’affari dello studio di interior design specializzato in bar e ristoranti, si era aggiunto il peso "dell’aumento delle bollette" e dei prezzi, l’ansia per la crisi. Un coktail di fattori - al centro delle preoccupazioni di molte famiglie - che si accavallano nei deliri del geometra 57enne Alessandro Maja, si ingigantiscono fino a trasformarsi in quella "ossessione per la povertà e il fallimento" che ha scosso la mente dell’uomo, fino a trasformarlo in un omicida la notte fra martedì 3 e mercoledì 4 maggio, quando ha ammazzato a martellate la moglie Stefania Pivetta e la figlia 16enne Giulia, per poi accanirsi sul figlio maggiore Nicolò, unico sopravvissuto.

Ed emerge un inquietante parallelo con un’altra strage, quella compiuta da Andrea Rossin a Mesenzana. Anche le già precarie condizioni mentali di Rossin, che a marzo ha ucciso nel sonno i figli di 13 e 7 anni, Giada e Alessio, per poi togliersi la vita con lo stesso coltello, avevano subito un tracollo durante la pandemia. Due anni che, in generale, hanno visto crescere le psicosi e i problemi mentali. Nei deliri di Rossin anche farneticazioni sui vaccini anti-Covid, come è emerso dalle testimonianze raccolte nel corso delle indagini. Accusava la moglie di essere "cambiata a causa della terza dose", era convinto che "tutti lo controllassero". Campanelli d’allarme di un disagio, sfociato nella furia omicida dopo la separazione dalla moglie.

Alessandro Maja, pochi giorni prima di sterminare la famiglia, si era anche deciso a chiedere aiuto, come ha raccontato lui stesso al gip di Busto Arsizio Piera Bossi, nel corso dell’interrogatorio. Si era rivolto a uno psicoterapeuta, che poi lo aveva indirizzato a uno psicologo per un percorso mai avviato. Il suo difensore, l’avvocato Enrico Milani, ha chiesto una perizia psichiatrica, per valutare le sue condizioni, la capacità di intendere e di volere al momento della strage e sondare quei fattori oscuri che hanno trasformato un uomo “normale“, mai violento, in un omicida, spingendolo ad annientare la sua famiglia. Un massacro che lui stesso continua a definire "inspiegabile", senza un chiaro movente. "Tutto ci è caduto addosso come un macigno, abbiamo sentito tre coltellate nel petto, una per Stefi, una per Giulia e quella più dolorosa per Nicolò", ha spiegato Giulio Pivetta, il suocero. Ieri centinaia di persone hanno partecipato ai funerali di Stefania Pivetta e della figlia Giulia a Samarate. Al termine della cerimonia hanno firmato le due bare, ultimo saluto a due vittime innocenti, con le preghiere per Nicolò, che sta lottando in ospedale.

 

 

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