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5 mag 2022

Strage di Samarate: Maja e l’ossessione della bancarotta, brandelli di movente

Il geometra durante il trasferimento in cella: "Sono un mostro". Operato il figlio, grave ma stabile

5 mag 2022
andrea gianni
Cronaca
Da sinistra in senso orario Alessandro Maja, Giulia Maia Stefania Pivetta e il figlio Nicolò ferito e ancora in gravi condizioni
Alessandro Maja
Da sinistra in senso orario Alessandro Maja, Giulia Maia Stefania Pivetta e il figlio Nicolò ferito e ancora in gravi condizioni
Alessandro Maja

Samarate (Varese) - Nell’ultimo mese il geometra Alessandro Maja era "cambiato", depresso e "ossessionato dal denaro", terrorizzato dalla possibilità di "finire in bancarotta, sommerso dai debiti". Possibilità che, però, non era concreta: il suo studio di interior design a Milano, pur con tutte le difficoltà anche nel far quadrare i conti attraversate in due anni di pandemia, aveva clienti e commesse. La situazione finanziaria della famiglia era stabile, senza spese anomale nell’ultimo periodo e senza uno stile di vita al di sopra delle possibilità. Ma, nonostante questo, Maja era sprofondato sempre di più nelle sue ossessioni, nel terrore di ritrovarsi "in povertà" all’età di 57 anni. Ossessioni, peggiorate durante i giorni a cavallo di Pasqua che la famiglia ha trascorso in isolamento a causa del Covid, che forse sono state una delle molle in grado di scatenare la furia omicida, assieme ai problemi coniugali e alla possibilità di una separazione. Dettagli che emergono dai racconti di parenti, conoscenti e colleghi ascoltati ieri dai carabinieri, che stanno cercando di ricostruire il movente della strage di Samarate, nel Varesotto. Il geometra Alessandro Maja, all’alba di mercoledì, ha sorpreso nel sonno e massacrato a colpi di martello e forse usando anche un trapano la moglie 56enne Stefania Pivetta, la figlia 16enne Giulia e il figlio Nicolò. Il 23enne, unico superstite, ieri è stato operato all’ospedale di Varese. Resta in condizioni gravi ma stabili. Nicolò, che coltivava il sogno di diventare pilota d’aereo, se dovesse sopravvivere rischia di avere danni permanenti. Il padre che ha cercato di ucciderlo, arrestato mercoledì, ieri mattina è stato dimesso dal reparto di chirurgia plastica dell’ospedale San Gerardo di Monza e trasferito nel carcere del capoluogo brianzolo. Durante il tragitto avrebbe rotto il silenzio urlando una frase: "Sono un mostro". Forse una prima presa di coscienza, dopo una notte di sangue ...

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