I cinque che attendevano la vittima alla fine delle lezioni hanno trovato gli agenti
I cinque che attendevano la vittima alla fine delle lezioni hanno trovato gli agenti

Varese, 23 ottobre 2019 - «Ti veniamo a prendere», frasi minacciose sibilate indossando la maschera degli hacker “Anonymous” o con un coltello in mano e lo sguardo torvo. Questo il tenore degli atti di bullismo di un gruppo di cinque minorenni di età compresa tra i 13 ed i 15 anni, individuati ieri dalla Polizia di Stato di Varese, dopo la denuncia di una mamma preoccupata per le minacce subite dal figlio sui social. Due di loro sono stati denunciati mentre la posizione degli altri tre è ora al vaglio dei giudici minorili.

Duravano da mesi le minacce a un ragazzino residente a Varese, iscritto ad una scuola superiore a una manciata di metri dagli uffici della Questura, dove nei giorni scorsi sono finiti cinque dei suoi compagni di classe, dopo aver perso la spocchia appena hanno visto arrivare la Polizia. Al ragazzino riservavano parole di disprezzo e angherie da diverso tempo. Per lui erano costanti i messaggi minacciosi sui social, corredati da “emoji” a forma di bombe e coltelli, dai quali è parsa subito chiara l’intenzione di effettuare una spedizione punitiva all’uscita da scuola. In particolare, sempre tramite messaggistica social, la baby gang ha inviato all’adolescente una fotografia che ritraeva due di loro, poi finiti denunciati, dove l’uno indossava la maschera di “Anonymous” e l’altro brandiva un coltello. Il giovanissimo bersaglio da tempo non era più lo stesso. Non aveva voglia di mangiare, non andava a scuola volentieri, non sorrideva più, tanto da spingere sua madre a volerci vedere chiaro. La donna, andando a cercare in rete, ha trovato la risposta. Messaggi minatori, sarcastici, pieni di inspiegabile odio e cattiveria, diretti a suo figlio. Quando gliene ha parlato, lui ha ammesso di essere vittima di una situazione insopportabile. La madre a quel punto è andata a denunciare tutto alla Polizia, che immediatamente si è messa al lavoro. Avendo capito che fuori dalla scuola ci sarebbe probabilmente stata una vera e propria spedizione punitiva da parte del gruppetto, i due autori dei messaggi insieme ad altri tre di contorno «per sentirsi più forti», gli agenti si sono presentati all’appuntamento.

Individuati i cinque della banda, partendo dai due identificati grazie alle fotografie inviate al loro bersaglio e dall’atteggiamento da “branco” di chi sta aspettando qualcuno, i poliziotti li hanno fermati e portati in Questura per l’identificazione. Dalle perquisizioni è venuto fuori anche un coltello usato proprio per uno degli scatti minatori. Per i due autori delle immagini è scattata la denuncia per minacce aggravate, in attesa di ulteriori verifiche. Per gli altri tre, la Procura per i Minorenni sta valutando il da farsi. In Questura sono stati convocati i genitori di tutti. A novembre dello scorso anno un’altra vicenda di minacce ai danni di un minorenne da parte di coetanei, in quel caso però ci furono anche atti di tortura.