Maria Luisa Ruggerone
Maria Luisa Ruggerone

Sesto Calende (Varese) - L’impressione è immediata, appena si spalanca l’ingresso. Tutto è fermo, cristallizzato, come domenica 14 luglio del 2019. Ancora tanto sangue. Il disordine. I mobili sottosopra. Maurizio Fantoni apre le porta di un villino vezzoso a Cocquo, frazione di Sesto Calende. Un cottage da cartolina, fra dolci saliscendi collinari, immerso nel verde e nel silenzio, vigilato da alberi antichi, che all’improvviso si è trasformato in una casa degli orrori. Lì, alle undici di quella sera di luglio, Fantoni trova il cadavere seminudo della madre. In ogni locale sangue e ancora sangue. A 88 anni Maria Luisa Ruggerone conclude una vita attivissima che l’ha vista primario di terapia intensiva e rianimazione e capo del Centro veleni dell’ospedale di Niguarda.

Com’è morta Maria Luisa, Titti in casa e per gli amici? Per cause naturali, stabiliscono due perizie disposte dalla procura di Busto Arsizio. Il decesso è dovuto a una "peritonite stercoracea", che ha causato una grave, copiosa emorragia interna, uno choc settico e di lì il decesso. Maurizio Fantoni non lo crede, lo contesta, si oppone all’archiviazione: sua madre, sostiene, è stata aggredita, malmenata, brutalmente violata da rapinatori divenuti assassini che forse hanno impiegato un bastone. "Mia madre, dopo essere stata afferrata, ha ingaggiato una lotta disperata con i suoi aggressori già qui all’ingresso. Nonostante l’età, era una persona sana, anche atletica, che non rinunciava ai suoi trenta minuti di esercizi addominali tutte le mattine. Scalciando, ha capovolto la passatoia. Ha spostato le sedie mentre si dibatteva. Il vestito estivo è stato trovato strappato in due parti, una su questa panca e l’altra sotto. Entrambi i brandelli avevano lacerazioni in più punti. Alla fine sono riusciti a immobilizzarla. La presa ha lasciato quei segni bluastri sui polsi".

Sul pavimento, con le tracce di una emorragia violentissima, incontenibile, le testimonianze del tentativo di arginarla: il figlio ha contato trentasei fra fazzolettini e pagine di giornale strappate, intrisi di sangue. Sul divano dove Fantoni scopre la madre esanime, coperta con il solo reggiseno mal posizionato, sono rimaste tracce di sangue e organiche Nel bagno il vertice dell’orrore. Una enorme chiazza ematica sul pavimento, tracce di gocciolamento si direbbe su ogni piastrella, sul bidet, sul coperchio e sull’asse del WC, sul bordo e all’interno della vasca, sull’anta dell’armadietto. Altri fazzolettini insanguinati nella cucina, a terra e sul lavello. In camera macchie rosse sul letto sfatto, sul comodino e su un armadietto. Dalla camera degli ospiti è sparita la borsetta di Maria Luisa con tutto il contenuto, il portafoglio, le carte di credito, le chiavi dell’appartamento di Milano e quelle dell’auto, gli effetti personali. Il giardino incomincia a portare i segni del tempo trascorso senza cura. "Qui - dice Fantoni - ho trovato la pompa dell’acqua. Non era da mia madre, ordinatissima, abbandonarla. In un punto la rete della recinzione era schiacciata come se qualcuno si fosse introdotto da lì". Il viaggio nell’orrore è terminato. "Vorrei - conclude Fantoni - che chi sostiene che è morta di morte naturale venisse a vedere questo scempio. Era una donna sana, vivace e lucida. Non può assolutamente essere stata stroncata da una peritonite improvvisa, senza alcuna avvisaglia. Forse i suoi assassini non verranno mai presi, ma voglio rendere giustizia a mia mamma. È il minimo che le devo".