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21 apr 2022

Sesto Calende: "Prigioniera in ospedale da 14 giorni perché mancano cure a domicilio"

La denuncia di Federica, mamma di una 17enne con disabilità gravissima: fuori dal reparto nessuno può seguirla

21 apr 2022
giambattista anastasio
Cronaca

Sesto Calende (Varese) - Dovrebbe e potrebbe essere curata a domicilio, invece, da 14 giorni a questa parte, è costretta a rimanere ricoverata in reparto perché non si trova nessuno che possa seguirla una volta fuori dall’ospedale. "Mia figlia ed io – spiega Federica Muller – ci sentiamo degli ostaggi. Siamo prigioniere di un sistema che non è in grado di garantire cure a domicilio ad una minorenne che necessita di un’altissima intensità assistenziale". Il ritorno al territorio, più volte annunciato dalla Regione come il pezzo forte dell’ultima riforma della sanità, non vale dappertutto, per lo meno non a Sesto Calende (Varese) e nel territorio di competenza dell’ATS Insubria, né vale per tutti: "Qui l’ospedalizzazione domiciliare esiste per adulti e anziani in condizione di fine vita e per i pazienti oncologici. I bambini che rientrano nelle categoria dei cronici, invece, sono invisibili". I fatti, allora. Il 28 marzo Cecilia, 17enne con disabilità gravissima, la figlia di Federica, è stata ricoverata al reparto di terapia intensiva pediatrica dell’ospedale Del Ponte di Varese a causa di un’infezione respiratoria. Grazie alle capacità e alle cure dell’équipe del reparto, Cecilia in 10 giorni è riuscita a superare la fase acuta dell’infezione e da allora, da due settimane a questa parte le sue condizioni si sono stabilizzate al punto che, secondo il personale del Del Ponte, potrebbe ora essere seguita ed assistita a casa, evitandole quindi un’ospedalizzazione prolungata. Ed è qui che iniziano i problemi. In Lombardia c’è un istituto deputato a garantire le cure domiciliari a persone con disabilità gravi o gravissime o comunque non autosufficienti: si tratta dell’ADI, acronimo che sta per Assistenza Domiciliare Integrata. Sotto queste tre lettere sono raggruppati, e di fatto omologati, pazienti con esigenze ed età diverse, per non dire diversissime. Da qui il problema storico di un’ADI a due velocità: ...

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